Fisica e filosofia nel serial televisivo LOST

martedì 24 febbraio 2009

Proxy war

L'ultimo episodio, 316, ha mostrato come fosse azzardato anche solo aggiungere una ipotesi a quelle elaborabili alla fine del precedente, poiché tutto ciò che si era pensato di dedurne si è rivelato fallace: gli O6, con la significativa eccezione di Aaron, si sono ritrovati a bordo dell'aereo fatale tutti insieme, senza aver bisogno di una seconda chiamata, e soprattutto senza bisogno di ulteriori giri di ruota e/o event windows rispetto a quelle già disponibili. Insomma, il rasoio di Occam rimane ancora l'arma migliore per sezionare Lost, e quando ce lo dimentichiamo gli autori ci richiamano perentoriamente all'economia di ipotesi. Economia di ipotesi che viene nuovamente messa a dura prova dall'ultima scena, in cui un Jin in tuta Dharma scende da un pulmino VW T2 come nuovo e si imbatte in tre dei Losties mancanti. Ebbene, se l'ultima volta ci eravamo illusi che la finestra aperta nel 2008-off-island si aprisse sugli inizi del 2005-on-island, dobbiamo ricrederci e resettare tutte le nostre ipotesi, perché gli O6 si sono risvegliati in quello che ha tutta l'aria di essere uno dei dharmici anni 80-on-island. E' necessario attendere la prossima puntata, The life and death of Jeremy Bentham, per poter collegare quanto accaduto in quota al volo Ajira 316 a ciò che accade sottoterra a Locke, all'atto di stabilizzare e/o di girare la ruota (il secondo e/o, qui, è come minimo prudente). Non è un caso che gli episodi 5x06 e 5x07 fossero stati originariamente concepiti in ordine inverso, per poi gli autori propendere per la successione che stiamo sperimentando: probabilmente la narrazione sarebbe stata troppo lineare, e non ci avrebbe lasciato i dubbi che invece oggi ci ritroviamo. Salomonicamente, attendiamo ulteriori indicazioni dall'Orchidea per sbilanciarci in nuovi modelli teorici che possano spiegare coerentemente i fatti.
Eppure, nella suggestiva cornice della stazione The Lamp Post, la signora Hawking si è prodotta in un infodump come non se ne erano mai sentiti in Lost: la cosa ha disorientato molti, forse addirittura ha infastidito qualcuno per la didascalicità dell'esposizione della maestra di turno. Forse si è solo trattato di un montaggio e di una recitazione particolari, che poi hanno caratterizzato tutto l'episodio, conferendogli un'aura trasognata, surreale, per certi versi lynchiana nel disagio e nello straniamento che ha suscitato negli spettatori. Ma forse si è trattato piuttosto di un'indicazione deliberata da parte degli autori (in quest'episodio anche in veste di sceneggiatori, si badi), che ci hanno voluto dire qualcosa sulla natura della storia, e non solo dell'Isola. Prendete la frase di Desmond:
These people--they're just usin' us. They're playing some kind of game, and we are just the pieces.
Un'ovvia metafora della vicenda dei protagonisti, o qualcosa di più letterale?
Oppure prendiamo quanto dice la Hawking a proposito della necessità di ricreare le condizioni del volo Oceanic 815, dando a Locke qualcosa di Christian Shephard:
He is going to help you get back. John is going to be a proxy. A substitute.
Ridicolo, dice Jack - echeggiando Faraday nell'episodio precedente, che non trovava alcun fondamento scientifico nel voler tutti di nuovo sull'Isola per fermare gli skip:
It does make empirical sense that if this started at the Orchid then that’s where it’s gotta stop. But as far as bringing back the people who left in order to stop these temporal shifts? That’s where we leave science behind. 
Ed è dove i più razionali di noi spettatori hanno storto il naso: gli autori ci stanno chiedendo un leap of faith identico a quello dei personaggi. Arrivati a questo punto, non si può che concederglielo, e osservare che il termine proxy, oltre all'ovvia assonanza informatica (sulla quale ometto deduzioni illegittime), evoca immediatamente il concetto di proxy war, guerra per procura, quel tipo di conflitto affrontato per interposta persona, esplicitamente o implicitamente. Si può pensare al conflitto Iran-Iraq o alla Guerra Civile spagnola, ma gli scacchi possono essere considerati la massima astrazione di una proxy war. Pedine in un gioco più grande di loro, i nostri Losties devono ritrovarsi tutti sulla scacchiera dell'Isola per il confronto finale, e devono ritrovarcisi in determinati ruoli. Questa partita a scacchi non usa però i pezzi classici - torri, cavalli, alfieri, re e regine - bensì un cadavere in una bara, una futura mamma, un fuggiasco ammanettato, una rockstar, una moglie in pena, un uomo pieno di dubbi con una lettera in mano... e così via.
Il perché di tutto questo, più ancora del come... alla fine del prossimo salto. Forse.

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