Fisica e filosofia nel serial televisivo LOST

venerdì 26 febbraio 2010

He walks amongst us, but he is not one of us


You are a leader, a great man. But this, this makes you lonely, and frightened, and angry.

Questa frase, essenza della natura di Jack, venne pronunciata durante la terza stagione, in quello che ho sempre considerato essere il peggiore degli episodi di Lost: "Stranger in a strange land". Molte volte ho definto insulso questo episodio. Ero convinta del fatto che un simile episodio, incentrato sul significato dei tatuaggi di Jack, non potesse fornire intressanti ed importanti indizi.

Sbagliavo.
Quell'episodio forniva indizi preziosi.

Il primo riguarda la rivelazione di Achara: You are a leader, a great man. But this, this makes you lonely, and frightened, and angry.
Il misterioso personaggio di Achara ha un dono (gift). E' in grado di vedere la reale essenza delle persone. E dopo averle viste, le marchia.

Abbiamo visto come, nei recenti episodi, l'atto di marchiare stia assumendo un significato fondamentale per distinguere le forze oscure da quelle buone.
Il marchio di Jack è il marchio di un great man. Il great man, per antonomasia (in Lost), è Jacob. Jack porta il marchio di Jacob?
Jack è un great man che ha, come Jacob rivela ad Hurley, un ruolo importante.
Ma Jack sembra non rendersene conto ... non comprende o non vuole comprendere?
Jacob, tramite l'aiuto di Hurley, forza Jack.
Portandolo alla Lighthouse, Jacob tenta di far vedere a Jack la sua vera natura.
Jack è il faro, è la luce guida ... ma Jack non vuole vedere, non vuole vedere chi ci sia nello specchio ... è solo, ha paura ed è arrabbiato.
Jacob dice a Hurley che ad alcune persone basta dir loro cosa fare, ad altre (come Jack) bisogna "let them look out at the ocean for a little while"

Jack non è ancora pronto per, usando le parole di Mrs. Hawking, "a leap of faith". Perchè queste persone, per credere, hanno bisogno di vedere, toccare con mano. Come l'apostolo Tommaso.
In due casi abbiamo visto accostare la figura di Jack a quella dell'apostolo Tommaso.
Il primo caso lo si riscontra nell'episodio "316". Ben dice a Jack che l'apostolo Tommaso non è ricordato per il suo coraggio ma per il fatto di aver dubitato. E Ben dice: "We're all convinced sooner or later, Jack"
Il secondo caso riguarda la rivisitazione dell'Ultima Cena. In questa immagine promozionale dell'ultima stagione di Lost, Jack ha il ruolo dell'apostolo Tommaso.
Tommaso deriva da Tōma che in aramaico significa "gemello", cioè doppio.
Verrebbe quindi da chiedersi: Jack è un doppio?

Jack is a great man, Jacob is a great man. Jack è il doppio di Jacob?
Jack e Jacob sono due rappresentazioni della stessa essenza?
Io credo di sì.

E così arriviamo al secondo importante indizio fornito dall'episodio "Stranger in strange land". Isabel, quardando il marchio (tatuaggio) di Jack disse: "He walks amongst us, but he is not one of us".
Cammina con noi, ma non è uno di noi. Al tempo si cercò, vanamente, di capire cosa volesse in realtà dire questa frase.
Cammina con noi ma non appartiene a noi. Perchè?
Perchè Jack Shephard è morto. Jack è diventato altro.
Questa è la mia convinzione. Nonostante sia stato detto che Jack sarebbe dovuto morire nel pilot e poi gli autori cambiarono idea, io credo che Jack sia effettivamente morto e che la famosa scena d'apertura del Pilot mostri il ritorno alla vita di Jack. E che sia stato Jacob a riportarlo in vita. Jack non andrà a sostituire Jacob. Jack è già Jacob.




giovedì 18 febbraio 2010

Nomina sunt consequentia rerum

Le liste hanno sempre avuto un ruolo importante, in Lost, soprattutto per il mistero e l'inquietudine che avvolgono le persone che vi sono elencate. Fin dalla prima lista, quella dei sopravvissuti del volo Oceanic 815, che Hurley redige - in una citazione quantomai scoperta de Il Signore delle Mosche - e che porta alla rivelazione che Ethan non era sull'aereo, passando per quella che Bea Klugh dà a Michael, per quelle nominate da Pickett e Bakunin (soprattutto la prima, che ci fa udire per la prima volta il nome di Jacob), per arrivare a quella rupestre di The Substitute, forse proprio LA lista di Jacob, che pare dare un senso anche ai Numeri.
Ebbene, chi - come chi scrive - ama gli elenchi e le ricapitolazioni ha ora un nodo in più da sciogliere, perché - al di là delle parole probabilmente ingannevoli dell'uomo in nero con le sembianze di Locke - qualcosa non torna, tra tutte queste liste.
Ricostruiamo un po'.
Un momento chiave, nell'economia narrativa di tutto Lost, è il failsafe innescato da Desmond, con conseguente implosione della botola e prima manifestazione del purple sky, almeno per noi spettatori. In quel momento, lontani dalla botola, per scelta di qualcuno, sono: Jack, Kate, Sawyer e Hurley - sul Pala Ferry con gli Altri - e Sayid, Jin e Sun con la barca di Desmond presso il campo fasullo degli Altri. Rispetto ai supposti candidati alla sostituzione di Jacob, sulla lista rupestre, c'è una Kate di troppo e un Locke di meno.
Pickett dice, in I do, che Jack non è nella lista di Jacob; Bakunin dice, nella jungla con la Rousseau e alcuni losties, che Kate, Locke e Sayid non sono nella lista perché in qualche modo difettosi. Se si tratta della stessa lista, non è certo quella rupestre, perché - a parte Kate - tutti i nominati sono incisi sulle pareti della grotta.
Gli Oceanic Six sono Jack, Kate, Sayid, Hurley, Sun e Aaron. Sei, come i numeri, ma due (Kate e Aaron) non tornano con la lista rupestre. D'altra parte, Sawyer e Jin sono sull'Isola e skippano nel 1977, Locke gira la ruota e finisce off-island nel 2007.
Al momento del flash sul volo Ajira, vengono scagliati nel 1977 Jack, Kate, Sayid e Hurley, che si ricongiungono con Jin e Sawyer, mentre Sun e il cadavere di Locke atterrano nel 2007.
Nei flashback di Jacob durante The Incident - peraltro, sia detto per inciso, tutti databili post-1977 e quindi post-bomba, e quindi appartenenti alla timeline originaria - l'onnipresente personaggio tocca Locke, Kate, Sawyer, Jack, Sayid, Hurley, Jin e Sun.
Nel Tempio sono stati raccolti, oltre a Miles (abbastanza accidentale, ai nostri fini), Jack, Kate, Sayid, Hurley, Jin e - in un primo momento - Sawyer. Sun vi si sta dirigendo, guidata da Ilana.
Intersecando tutti questi insiemi, osserviamo qualcosa di interessante: rispetto alla lista rupestre, il personaggio sempre presente ma non nominato sulle pareti della caverna, o comunque non associato ad alcuno dei Numeri, è Kate: che il suo ruolo sia il più decisivo, nell'epilogo della vicenda? E', in questo senso, legata a Jacob o alla sua nemesi nerovestita?
La cosa assume una prospettiva affascinante soprattutto in un'ottica metanarrativa: nello script originale, Jack sarebbe dovuto morire nel pilot e Kate avere il ruolo da protagonista di tutta la vicenda. Quando per la prima volta udimmo il nome di Jacob, alcuni di noi pensarono che si trattasse proprio di JJ Abrams, e il fatto che Jack non fosse sulla sua lista un riferimento proprio a questo cambiamento di trama. Ora, volendo spingere all'estremo questa speculazione, e se la guerra imminente fosse una resa di conti tra autori e non tra entità metafisiche? Se alla fine della storia ci fosse un nuovo inizio, col sacrificio originariamente programmato di Jack e il ruolo dell'eroe affidato a Kate? Perché non sappiamo il nome della nemesi nerovestita? E se fosse Damon?

lunedì 15 febbraio 2010

La scelta e l'osservatore

L’assunto è quello dettato da Daniel Faraday; l’esplosione della Jughead in prossimità della sacca di energia eviterà la costruzione della hatch, quindi l’incidente, il crash e così via per cinque stagioni, successivamente rimetterà i losties sul volo 815 verso LA e la vita scorrerà come se nulla fosse mai accaduto dipanandosi sull’unica linea spazio temporale possibile (uni-verso).

Poi, si scopre che le cose non stanno, almeno apparentemente, in questi termini, d’improvviso appare la dicotomia e con essa nuovi scenari. Cosa è successo?

E’ stata tirata in ballo (io stesso altrove l’ho fatto) la meccanica quantistica, il multi-verso, ma soprattutto il gatto di Schrödinger , anche se poco si è discusso sul senso “concreto” di tale esperimento, quello che a mio parere potrebbe in qualche modo saldarsi alla trama di Lost.

In questa esperienza teorica, nel momento in cui apriamo la scatola ed osserviamo le condizioni del gatto operiamo una scelta ovvero tecnicamente effettuiamo una misura. Tutte le speculazioni antecedenti a tale evento sono inutili, in assenza di un’osservazione le due possibilità o (allargando il concetto) le svariate possibilità coesistono e sarà solo la nostra interferenza, per l’appunto la scelta, a decidere in un certo senso delle sorti del gatto. Per capirci, è come se la natura avesse preso le nostre due combinazioni e proprio nell'istante in cui si apre la scatola ne estraesse una sola: sarà questa quella che noi vedremo, quella “coerente” con la nostra realtà, mentre da qualche altra parte il gatto avrà sorte differente.

Alla stessa stregua, Juliet compie una scelta, probabilmente per amore o magari semplicemente per disperazione, ma compie un scelta traducibile nell’effettuazione di una misura, quella relativa all’ipotesi formulata da Daniel e sostenuta da Jack. Un macabra prova del 9 che inevitabilmente interferisce con lo stato “indeterminato” delle cose trasformandolo in una condizione determinata e per l’appunto “coerente” con la realtà, ovvero con una delle due storie mostrate.

A questo punto però, le domande da porsi cambiano e diventano : Quale delle due realtà mostrate nei flash-sideways è quella che gli autori intendono concreta? A noi ne mostrano due, ma delle due solo una appartiene al nostro mondo. Aprendo la scatola (inducendo l’esplosione) il gatto sarà vivo o morto (i losties saranno sul volo o ancora sull’isola)? Ma soprattutto chi è l’osservatore ed in quale realtà è calato? E se gli osservatori fossimo noi spettatori? Sarebbe una trovata inaspettata, scegliere quale realtà ci appartiene, qual’è il nostro uni-verso tra i tanti possibili – LA oppure l’isola?

In questa ottica la prospettiva cambia, poiché null’altro deve accadere, nessuna riconciliazione tra linee temporali ma solo la certezza che una delle due storie stia già accadendo ora, nel nostro universo e che l’altra in questo stesso universo sia solo un’ipotesi appartenente invece ad un mondo estremamente lontano da qui e che mai incroceremo.

sabato 13 febbraio 2010

Tempus fugit

Una puntata Kate-centrica è proverbialmente una puntata sulla fuga. La protagonista di quelli che sono di norma episodi poco amati dal pubblico più attento alla trama che ai personaggi, è rappresentata da sempre come una fuggitiva (rispetto alla legge, rispetto alle responsabilità, rispetto agli uomini), tanto da essere da molti ritenuta la più stereotipata delle maschere di Lost. Eppure in questo What Kate does, la nostra eroina, interpretata da una Evangeline Lilly mai così bella, sembra più correre verso che via da qualcuno, per una specularità che i tanto discussi flash-sideways non fanno che accentuare, sicché la vediamo inseguire Sawyer - invece di essere inseguita - e cercare Claire - invece di essere ricercata.
E intanto fugge questo reo tempo, con sempre meno puntate a disposizione per dipanare la matassa dei misteri di Lost e delle scelte narrative che paiono allontanare ulteriormente una risoluzione soddisfacente: l'introduzione di nuovi personaggi (gli abitanti del Tempio) e la duplicazione delle linee temporali sembrano a molti un giro troppo largo per arrivare dove la sesta e ultima stagione dovrebbe arrivare. Eppure i flash sideways, lungi dall'essere un vezzo autoriale o - peggio - una presa in giro per lo spettatore, ampliando lo scenario, dovrebbero poter consentire quella visione di insieme che tutti aspettiamo: non distolgono lo sguardo dello spettatore, ma gli consentono il colpo d'occhio complessivo per capire dove porta la strada principale. Che è quella della timeline originaria, senza dubbio: nonostante gli Autori chiedano di non considerare meno reale la sideways timeline, è la vicenda dei personaggi che abbiamo imparato a conoscere con il crash che verrà risolta, è con essa che andrà riconciliata questa nuova linea temporale, che pare troppo simile a quella originaria per derivare da un evento (l'esplosione della bomba) di 27 anni prima, eppure troppo diversa per ipotizzarne una ri-convergenza dopo soli 3 anni. Questa coerenza - in termini scientifici e narrativi - potrebbe essere garantita dall'istituto della course correction, originariamente evocato da Eloise Hawking in Flashes before your eyes, che è il modo con cui l'universo (ormai da intendersi come multiverso) rettifica le deviazioni non autorizzate, le pieghe impreviste. Autorizzate, impreviste da chi? E' qui che si gioca la nuova disputa, su una scacchiera non più bidimensionale (leggi: uni-versale) ma pluridimensionale (leggi: multi-versale), sulla quale gli stessi Jacob e la sua nemesi potrebbero essere pedine (importanti, certo, magari i due Re), comunque manovrate da qualcuno di superiore, la cui identità - come il tempo - ci sfugge.

sabato 6 febbraio 2010

Pensiero laterale

Lo scopo di questo blog, fin dall'inizio, è stato quello di esplorare le possibilità di interpretazione di Lost, alternandoci - nei post e nei commenti - con il fine di capire quale strada, nel borgesiano giardino dei sentieri che si biforcano dipinto dagli Autori, sarebbe stata imboccata, e con quale destinazione. Orbene, gli stessi Autori - da noi amichevolmente chiamati il Gatto e la Volpe - paiono averci preso in parola, esplorando letteralmente le possibilità alternative della narrazione, a partire dalla biforcazione-Jughead. E rieccoci a parlare di Lost, a cercare di capire insieme, stringendoci attorno ad un simbolico fuoco da campo: avrete già notato una maggiore diversificazione degli autori dei post più recenti. Questa è l'idea da oggi in avanti: un blog sempre più cooperativo, per dare insieme un senso alle prime parole di Jack nel pilot: Hey you, just give me a hand! You, come on! Come over here, give me a hand!
Stay Lost!

lunedì 1 febbraio 2010

What happened, happened. What hadn't yet will change everything.

Voi non dovreste essere qui, - lo dice Daniel a Jack, - mia madre si è sbagliata.
Lo dice, perché Jack, Kate, Hugo e Sayid non erano lì quando happened what happened.
La Hawking tuttavia l’aveva preannunciato: senza ricostruire le circostanze del volo Oceanic 815, senza tutti quelli che hanno lasciato l’isola, le conseguenze del tentativo di ritorno sull’isola sarebbero state imprevedibili. Ed ecco che i passeggeri dell’Ajira si dividono in due: parte di loro precipitano soltanto sull’isola, parte finiscono nel 1977. D’altronde Eloise, che ha vissuto “tutti i tempi” dell’isola, lei che ha conosciuto “emissari del futuro” e ha appreso notizie centrali per conoscere in anticipo eventi cruciali, persino lei dice a Penelope Widmore che per la prima volta nella sua vita non sa cosa sta per accadere.

Dunque, secondo quanto dice Daniel: Jack & co. non dovrebbero essere lì, perché lì non erano stati, in quel passato. A evidenziarlo, le osservazioni empiriche di Sawyer, che più volte fa notare come tutto andasse liscio e tranquillo prima che arrivassero quei quattro “intrusi”, e come lui avesse la sua vita, a cui si era affezionato. La stabilità e l’autorità di Juliet e James all’interno di Dharmaville progressivamente vacilla a partire dal momento in cui arrivano i quattro.
I left behind, loro erano “già stati” nel ’77 vissuto dai membri della Dharma, da Eloise, da Richard, da Ben: il loro “percorso” prevedeva quel ripiegamento all’indietro, quel “nodo temporale”, per poi, chissà come, forse tornare al “loro tempo”, o forse restare per sempre nel passato, salire sul sottomarino al momento dell’evacuazione, e chissà.

[Ci sono diversi punti in cui è riscontrabile come il futuro, che gli spettatori hanno già visto e i left behind hanno già vissuto, dipenda proprio dal passato di cui hanno già fatto parte Sawyer & co. Ecco alcuni esempi: Jin dissuade Danielle dall’entrare nella buca sotto il tempio – per questo lei è la sola che si salva, così com’è sempre andata e come lei ha raccontato; Charlotte racconta a Daniel di quando lui la implorava – lei piccola – di non tornare mai più sull’isola, quindi è un ricordo che già le appartiene perché già accaduto (Daniel, quando la ascolta, non sa di cosa parla, perché non l’ha ancora fatto nel suo tempo biologico, ma poi lo farà). Ethan non sarebbe mai nato senza l’aiuto di Juliet, e anzi Amy sarebbe addirittura morta sparata dagli uomini di Alpert senza l’intervento di Sawyer e Juliet.]


Fra i left behind c’è anche Daniel Faraday, che già dopo i primi skip nota il sangue dal naso di Charlotte. Capisce cosa sta accadendo, conscio dei pericoli causati dagli spostamenti nello spaziotempo, e farebbe qualunque cosa per salvare Charlotte. A questo punto, ha un’idea, corre a sfogliare il suo diario e trova qualcosa, tanto che dice: “Please, please, let this work”, per poi bussare alla porta di Desmond. Cosa deve funzionare? Che si tratti delle formule che, cercando di superare la convinzione dell’immodificabilità della linea temporale (le costanti), lo hanno portato alla scoperta delle variabili?

Tant’è che Daniel, sfogliato il diario, decide di provare a cambiare qualcosa. E allora si fa coraggio, e prova a bussare alla porta dello hatch di Desmond: da questo momento, cambierà non qualcosa, ma tutto. Da qui, si innescherà il meccanismo per cui sia Desmond che Locke (a cui lo stesso Daniel dirà di Eloise) una volta off-island cercheranno la Hawking e la indurranno ad aiutare Ben (e Locke) nell’intento di far tornare gli O6 sull’isola. Da qui, si ritroveranno Jack, Sayid, Kate e Hugo in un tempo a cui non erano appartenuti. Da qui, inizierà il processo di corruzione dell’equilibrio di quel nodo temporale 1977-2007, di per sé perfettamente bilanciato e conchiuso in un rapporto di causalità reciproca. Da qui, inizieranno dei cambiamenti imprevedibili, quelli che la stessa Hawking non sa predire.

C’è un primo momento in cui le “variabili impazzite” – i quattro intrusi – rischiano di cambiare una grossa fetta di futuro: quando Ben viene sparato da Sayid. Tuttavia, se vogliamo per course-correction, il bambino viene salvato dall’altra intrusa Kate, che lo porta a Richard, che a sua volta lo porta nel tempio. Ben sopravvive, dunque per lo meno la logica è salva (la timeline…chissà).
Quando Daniel torna da Ann Arbor, dopo altri tre anni di ricerche, è ormai convinto che le accanto alle costanti vadano considerate le variabili (spiegando a Jack di essersi finalmente concentrato sulle variabili), e che la linea temporale non è immodificabile, al contrario le variabili permettono di ribilanciare le equazioni: l’incognita, non è altro che il libero arbitrio degli individui.

Per questo, Daniel decide subito di servirsi della bomba a idrogeno per annullare gli effetti dell’incidente. Caso vuole che, perché il piano di Daniel sia compiuto, occorre proprio l’aiuto di quelle incognite che sono gli “intrusi del tempo”, e in generale persone che, con le loro scelte, di ragione (Kate) o di fede (Jack), possono cambiare il passato e il futuro, cambiare insomma la storia (una storia in cui, probabilmente, il tentativo di Daniel è semplicemente fallito con la sua morte). La variabile è il libero arbitrio, l’irrazionalità, l’emozionalità: anche James e Juliet possono cambiare la storia – Juliet, causa sentimenti, cambierà di continuo idea e James, causa sentimenti, la seguirà in tutte le sue oscillazioni. Così, destinati a lasciare l’isola sul sottomarino, finiranno invece per ostacolare e infine per aiutare Jack, perché anche l’amore è una variabile che influenza le scelte dei singoli. Non è un caso che sia la presenza di Kate (una dei quattro “intrusi”) a influenzare i ripensamenti di Juliet, e che sarà proprio Juliet, dalle cui scelte e dai cui sentimenti è dipeso l’intero andamento degli eventi conclusivi che abbiamo visto, a colpire la bomba. A farla esplodere. E a cambiare il futuro.

Domani vedremo se è così.

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