Fisica e filosofia nel serial televisivo LOST

lunedì 1 febbraio 2010

What happened, happened. What hadn't yet will change everything.

Voi non dovreste essere qui, - lo dice Daniel a Jack, - mia madre si è sbagliata.
Lo dice, perché Jack, Kate, Hugo e Sayid non erano lì quando happened what happened.
La Hawking tuttavia l’aveva preannunciato: senza ricostruire le circostanze del volo Oceanic 815, senza tutti quelli che hanno lasciato l’isola, le conseguenze del tentativo di ritorno sull’isola sarebbero state imprevedibili. Ed ecco che i passeggeri dell’Ajira si dividono in due: parte di loro precipitano soltanto sull’isola, parte finiscono nel 1977. D’altronde Eloise, che ha vissuto “tutti i tempi” dell’isola, lei che ha conosciuto “emissari del futuro” e ha appreso notizie centrali per conoscere in anticipo eventi cruciali, persino lei dice a Penelope Widmore che per la prima volta nella sua vita non sa cosa sta per accadere.

Dunque, secondo quanto dice Daniel: Jack & co. non dovrebbero essere lì, perché lì non erano stati, in quel passato. A evidenziarlo, le osservazioni empiriche di Sawyer, che più volte fa notare come tutto andasse liscio e tranquillo prima che arrivassero quei quattro “intrusi”, e come lui avesse la sua vita, a cui si era affezionato. La stabilità e l’autorità di Juliet e James all’interno di Dharmaville progressivamente vacilla a partire dal momento in cui arrivano i quattro.
I left behind, loro erano “già stati” nel ’77 vissuto dai membri della Dharma, da Eloise, da Richard, da Ben: il loro “percorso” prevedeva quel ripiegamento all’indietro, quel “nodo temporale”, per poi, chissà come, forse tornare al “loro tempo”, o forse restare per sempre nel passato, salire sul sottomarino al momento dell’evacuazione, e chissà.

[Ci sono diversi punti in cui è riscontrabile come il futuro, che gli spettatori hanno già visto e i left behind hanno già vissuto, dipenda proprio dal passato di cui hanno già fatto parte Sawyer & co. Ecco alcuni esempi: Jin dissuade Danielle dall’entrare nella buca sotto il tempio – per questo lei è la sola che si salva, così com’è sempre andata e come lei ha raccontato; Charlotte racconta a Daniel di quando lui la implorava – lei piccola – di non tornare mai più sull’isola, quindi è un ricordo che già le appartiene perché già accaduto (Daniel, quando la ascolta, non sa di cosa parla, perché non l’ha ancora fatto nel suo tempo biologico, ma poi lo farà). Ethan non sarebbe mai nato senza l’aiuto di Juliet, e anzi Amy sarebbe addirittura morta sparata dagli uomini di Alpert senza l’intervento di Sawyer e Juliet.]


Fra i left behind c’è anche Daniel Faraday, che già dopo i primi skip nota il sangue dal naso di Charlotte. Capisce cosa sta accadendo, conscio dei pericoli causati dagli spostamenti nello spaziotempo, e farebbe qualunque cosa per salvare Charlotte. A questo punto, ha un’idea, corre a sfogliare il suo diario e trova qualcosa, tanto che dice: “Please, please, let this work”, per poi bussare alla porta di Desmond. Cosa deve funzionare? Che si tratti delle formule che, cercando di superare la convinzione dell’immodificabilità della linea temporale (le costanti), lo hanno portato alla scoperta delle variabili?

Tant’è che Daniel, sfogliato il diario, decide di provare a cambiare qualcosa. E allora si fa coraggio, e prova a bussare alla porta dello hatch di Desmond: da questo momento, cambierà non qualcosa, ma tutto. Da qui, si innescherà il meccanismo per cui sia Desmond che Locke (a cui lo stesso Daniel dirà di Eloise) una volta off-island cercheranno la Hawking e la indurranno ad aiutare Ben (e Locke) nell’intento di far tornare gli O6 sull’isola. Da qui, si ritroveranno Jack, Sayid, Kate e Hugo in un tempo a cui non erano appartenuti. Da qui, inizierà il processo di corruzione dell’equilibrio di quel nodo temporale 1977-2007, di per sé perfettamente bilanciato e conchiuso in un rapporto di causalità reciproca. Da qui, inizieranno dei cambiamenti imprevedibili, quelli che la stessa Hawking non sa predire.

C’è un primo momento in cui le “variabili impazzite” – i quattro intrusi – rischiano di cambiare una grossa fetta di futuro: quando Ben viene sparato da Sayid. Tuttavia, se vogliamo per course-correction, il bambino viene salvato dall’altra intrusa Kate, che lo porta a Richard, che a sua volta lo porta nel tempio. Ben sopravvive, dunque per lo meno la logica è salva (la timeline…chissà).
Quando Daniel torna da Ann Arbor, dopo altri tre anni di ricerche, è ormai convinto che le accanto alle costanti vadano considerate le variabili (spiegando a Jack di essersi finalmente concentrato sulle variabili), e che la linea temporale non è immodificabile, al contrario le variabili permettono di ribilanciare le equazioni: l’incognita, non è altro che il libero arbitrio degli individui.

Per questo, Daniel decide subito di servirsi della bomba a idrogeno per annullare gli effetti dell’incidente. Caso vuole che, perché il piano di Daniel sia compiuto, occorre proprio l’aiuto di quelle incognite che sono gli “intrusi del tempo”, e in generale persone che, con le loro scelte, di ragione (Kate) o di fede (Jack), possono cambiare il passato e il futuro, cambiare insomma la storia (una storia in cui, probabilmente, il tentativo di Daniel è semplicemente fallito con la sua morte). La variabile è il libero arbitrio, l’irrazionalità, l’emozionalità: anche James e Juliet possono cambiare la storia – Juliet, causa sentimenti, cambierà di continuo idea e James, causa sentimenti, la seguirà in tutte le sue oscillazioni. Così, destinati a lasciare l’isola sul sottomarino, finiranno invece per ostacolare e infine per aiutare Jack, perché anche l’amore è una variabile che influenza le scelte dei singoli. Non è un caso che sia la presenza di Kate (una dei quattro “intrusi”) a influenzare i ripensamenti di Juliet, e che sarà proprio Juliet, dalle cui scelte e dai cui sentimenti è dipeso l’intero andamento degli eventi conclusivi che abbiamo visto, a colpire la bomba. A farla esplodere. E a cambiare il futuro.

Domani vedremo se è così.

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