Fisica e filosofia nel serial televisivo LOST

lunedì 15 febbraio 2010

La scelta e l'osservatore

L’assunto è quello dettato da Daniel Faraday; l’esplosione della Jughead in prossimità della sacca di energia eviterà la costruzione della hatch, quindi l’incidente, il crash e così via per cinque stagioni, successivamente rimetterà i losties sul volo 815 verso LA e la vita scorrerà come se nulla fosse mai accaduto dipanandosi sull’unica linea spazio temporale possibile (uni-verso).

Poi, si scopre che le cose non stanno, almeno apparentemente, in questi termini, d’improvviso appare la dicotomia e con essa nuovi scenari. Cosa è successo?

E’ stata tirata in ballo (io stesso altrove l’ho fatto) la meccanica quantistica, il multi-verso, ma soprattutto il gatto di Schrödinger , anche se poco si è discusso sul senso “concreto” di tale esperimento, quello che a mio parere potrebbe in qualche modo saldarsi alla trama di Lost.

In questa esperienza teorica, nel momento in cui apriamo la scatola ed osserviamo le condizioni del gatto operiamo una scelta ovvero tecnicamente effettuiamo una misura. Tutte le speculazioni antecedenti a tale evento sono inutili, in assenza di un’osservazione le due possibilità o (allargando il concetto) le svariate possibilità coesistono e sarà solo la nostra interferenza, per l’appunto la scelta, a decidere in un certo senso delle sorti del gatto. Per capirci, è come se la natura avesse preso le nostre due combinazioni e proprio nell'istante in cui si apre la scatola ne estraesse una sola: sarà questa quella che noi vedremo, quella “coerente” con la nostra realtà, mentre da qualche altra parte il gatto avrà sorte differente.

Alla stessa stregua, Juliet compie una scelta, probabilmente per amore o magari semplicemente per disperazione, ma compie un scelta traducibile nell’effettuazione di una misura, quella relativa all’ipotesi formulata da Daniel e sostenuta da Jack. Un macabra prova del 9 che inevitabilmente interferisce con lo stato “indeterminato” delle cose trasformandolo in una condizione determinata e per l’appunto “coerente” con la realtà, ovvero con una delle due storie mostrate.

A questo punto però, le domande da porsi cambiano e diventano : Quale delle due realtà mostrate nei flash-sideways è quella che gli autori intendono concreta? A noi ne mostrano due, ma delle due solo una appartiene al nostro mondo. Aprendo la scatola (inducendo l’esplosione) il gatto sarà vivo o morto (i losties saranno sul volo o ancora sull’isola)? Ma soprattutto chi è l’osservatore ed in quale realtà è calato? E se gli osservatori fossimo noi spettatori? Sarebbe una trovata inaspettata, scegliere quale realtà ci appartiene, qual’è il nostro uni-verso tra i tanti possibili – LA oppure l’isola?

In questa ottica la prospettiva cambia, poiché null’altro deve accadere, nessuna riconciliazione tra linee temporali ma solo la certezza che una delle due storie stia già accadendo ora, nel nostro universo e che l’altra in questo stesso universo sia solo un’ipotesi appartenente invece ad un mondo estremamente lontano da qui e che mai incroceremo.

4 commenti:

  1. che piacere rileggerti spiderman!!!

    Qualche giorno fa riflettevo in merito a qualcosa di simile.
    Ho menzionato, in un post, un film di Resnais (L'anno scorso a Marienbad).
    Il finale di questo film è "aperto". Non si arriva, alla fine del film - nonostante si creda di essere vicini ad una linea di confine tra le due realtà -, ad una "soluzione".
    Perchè la soluzione non è unica. La soluzione è molteplice come molteplici sono i pensieri, in merito a cosa possa essere accaduto, di chi ha visto/osservato il film.

    Sono portata a pensare che, anche alla luce di quanto hai esposto (noi spettatori siamo gli osservatori dell'esperimento), il finale di Lost sarà aperto.
    Al momento di aprire la scatola e quindi verificare quale delle due realtà sia "viva" ... non vedremo nulla!
    Nel senso che verrà lasciato a noi decidere quale realtà sia "viva".
    Ognuno di noi, secondo le proprie teorie, convinzioni, ipotesi e supposizioni, potrà determinare l'esito dell'esperimento.

    La cinematografia, in tal senso, ha offerto, nel tempo, vari "esperimenti" simili.
    Come in "Destino cieco" di Kieslowski o in "Lola corre".
    In questi due film, le "scelte" possibili sono tre. Ma quale delle tre è veritiera?
    Tutte e nessuna.
    Nel senso che a ciacun "osservatore" spetta decidere.

    Ribadisco è ovviamente una mia personale interpretazione ma ... non fornire all'osservatore una "soluzione" (oltre a far "imbufalire" molti spettatori) permette di avere un'imperitura memoria.

    Perchè ogni qualvolta verrà ripreso e analizzato, l'osservatore potrà trovare o cogliere aspetti che precedentemente aveva tralasciato ... e magari rimetterà in discussione le proprie convinzioni. Perchè si scriveranno, in assenza di una determinata soluzione, fiumi di interventi che terranno sempre viva la linfa di Lost ... in una parola: metanarrazione.

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  2. E' un piacere rileggere te!
    Effettivamente una soluzione del genere, perfettamente coerente con quanto visto fin ora, ottenuta mediante l'espediente del multi-verso, permetterebbe di avere come hai giustamente scritto nel tuo commento, imperitura memoria.
    D'altra parte, voglio ricordare che anche gran parte delle domande che attengono ai temi filosofici trattati in Lost saranno lasciate alla libera interpretazione degli spettatori.
    La questione filosofica (destino vs libero arbitrio) è stata posta a Carlton Cuse proprio da me al Roma Fiction Fest e la risposta in merito è stata come sempre vaga ma in sintesi lasciava intendere proprio ciò che dicevo prima: cito-"...ognuno darà la propria interpretazione filosofica in funzione di come sente il personaggio...".
    A questo punto basta estendere il discorso anche ai temi pseudo-scientifici, che tra l'altro s'incrociano magnificamente con quelli filosofici, ed il gioco è fatto.

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  4. Anche io avevo scritto sull'argomento più o meno in questi termini, anche se ho discusso altri particolari (su Fuselage e Lostpedia).

    L'osservazione non è solo un elemento oggettivante umano, il che renderebbe comunque relativa la "selezione" di una sola ipotesi.

    L'idea di S. è stato limitata anche da una fonte oggettivante concreta, un cavo che rilevasse elettronicamente se uno dei potenziali esiti prevalesse sull'altro. Il cavo rilevava solo un esito. Dunque, anche dove la fisica quantistica accetta in via potenziale due realtà parallele, IN CONCRETO queste non possono esistere.

    Inoltre, come ho già scritto su quei forum, non solo questo ma anche la logica esclude la verosimiglianza di "realtà divergenti" a partire dal "momento-bomba", mentre avrebbero senso d'esistere solo come "realtà parallele" fin da principio. Il che le renderebbe molto meno interessanti, visto che la tensione emotiva che le ha generate derivava - per ammissione degli autori - dalla voglia di vedere entrambi gli esiti possibili del piano di Faraday.

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