Fisica e filosofia nel serial televisivo LOST

mercoledì 8 aprile 2009

Medice, cura te ipsum

E' proprio quando lo spettatore comincia a pensare che Lost stia diventando prevedibile, che Lost dimostra che è lo spettatore ad essere prevedibile. Prendete la scena tra Hurley e Miles: è stata scritta ben prima che andasse in onda anche solo il primo episodio di questa quinta stagione, eppure rappresenta perfettamente il dialogo tipico tra due appassionati di Lost alle prese con l'intricata matassa dei viaggi nel tempo. 
Da sempre Hurley è il portavoce dei fans: accoppiato al buon Miles dà l'ennesima prova della profonda conoscenza che dei propri polli (leggi: noialtri) hanno Damon Lindelof e Carlton Cuse, che in tempi non sospetti hanno descritto con precisione la dialettica che si sarebbe instaurata tra gli appassionati allorché si fossero confrontati con lo spostamento dell'azione dei protagonisti a trent'anni prima. E anche nel podcast successivo alla puntata, hanno ammesso - senza un riserbo verso le proprie fonti che ormai sarebbe inutile - di aver scelto un approccio alla Terminator o a La jetée (cortometraggio ispiratore de L'esercito delle 12 scimmie), preferendolo a quello di Ritorno al futuro. Un approccio, come già da tempo avevamo intuito, che non introduce paradossi, ma semmai petizioni di principio. Infatti, Sayid è causa del proprio male: è il suo sparo a trasformare Ben, in ultima analisi, in colui che gli avrebbe reso la vita un inferno. Jack stesso è causa del proprio male: il suo non-interventismo fa portare Ben dagli Altri. Kate - al centro di un episodio che finalmente fa amare il suo personaggio - che materialmente lo consegna agli Altri per perdere la sua innocenza, e diventare - ancora - la nemesi sua e degli altri Losties. Tutto ciò è sempre accaduto, né sarebbe potuto andare diversamente. 
Cosa significa l'accenno di Alpert al fatto che Ben non ricorderà nulla? Sarebbe limitativo considerarlo un escamotage per risolvere il dubbio di Miles (perché Ben non ha riconosciuto Sayid, quando lo cattura insieme alla Rousseau?), anche perché basterebbe ipotizzare che Ben abbia solo finto di non riconoscerlo. L'oblìo e la perdita dell'innocenza di cui parla Alpert sono qualcosa di più oscuro e profondo: quello che Ben dimenticherà sarà forse solo il gesto di Kate e Sawyer, magari lo sparo di Sayid, ma tutto il resto è ovvio che non possa essere resettato. Ciò che gli accadrà nel Tempio è la stessa cosa che accade alla squadra della Rousseau, i cui membri non certo dimenticano Danielle, ma prendono a comportarsi in maniera diversa. Ma il Tempio rende schiavi o finalmente liberi? E' la perdita dell'innocenza di Adamo ed Eva, di cui si sta parlando? Quella perdita dell'innocenza che corrisponde al dono del libero arbitrio? Essere uno degli Altri per sempre significa passare al servizio del Libero Arbitrio, liberandosi dalla schiavitù del tempo e dello spazio?
La questione si lega al mistero sull'organizzazione interna degli Altri, i quali - nel 1977 della Dharma - parrebbero guidati da Widmore e dalla Hawking (ammesso che Charles e Ellie siano proprio loro). Alpert però - che da sempre ha l'aria di svolgere una funzione di staff e non di line - sostiene di non rispondere a quei due: di chi è il consulente, allora? Di Jacob? E la sua funzione consulenziale a che livello si svolge? Si direbbe sacerdotale, come l'associazione di idee Richard Alpert - Ram Dass - Servo di Dio - Melchisedec potrebbe avvalorare.
Resta infine il problema del ricongiungimento tra le due vicende on-island, quella del 1977 e del (presunto) 2007, che paiono già essere sottilmente collegate: l'impressione, a livello di intreccio, è che Ben perda i sensi colpito da Sun quando viene colpito dal proiettile di Sayid, e che si riprenda - sotto lo sguardo di Locke - quando Alpert lo introduce nel Tempio. In che modo Ben farà sapere al sé stesso di trent'anni prima che ci sarà da costruire una pista sull'Hydra Island per consentire l'atterraggio di fortuna del volo Ajira 316?

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