Fisica e filosofia nel serial televisivo LOST

giovedì 24 febbraio 2011

La tv di Lost è terreno di avanguardia o retroguardia?

Le serie americane targate Abc sembrano da ormai molto tempo terreno di avanguardia. L'Europa, che vive di luce riflessa, fatta eccezione solo per la britannica Bbc, guarda ammirata... e ritrasmette!

Fin da quando negli anni '70/'80 Starsky & Hutch e le Charlie's Angels animavano le infuocate strade americane, conseguendo solidi ascolti e ricchi incassi, la serialità televisiva targata USA l'ha fatta da ammiraglia. Addirittura dagli anni '90 con Twin Peaks dell'irregolare Lynch e di Frost sembrava aver derubato alla Settima Arte qualche spicchio di sperimentazione. “Seminale” diventerà l'aggettivo preferito da critici e osservatori di queste Serie Tv.

Ed ancora: Mad Men (Amc) e i Sopranos (Hbo) più o meno recentemente hanno fatto gridare al capolavoro; vincere un Golden Globe pare quasi più prestigioso e significativo che imbracciare e alzare l'altra dorata statuetta.

Ora, lungi da me il darvi in pillole una cronistoria di tali fortunati telefilm (ne sarei compiaciuto, ma non ne ho, me tapino, la necessaria conoscenza e nemmeno la competenza), però non possiamo non notare come Lost abbia omaggiato (gli epiteti di Sawyer docent) e attinto proprio da questo filone televisivo, dal quale in fondo il “racconto oceanico” è nato.

La profondità della scrittura (rifarsi a Dickens, a Steinbeck e a tanti altri autori anglosassoni), l'intrattenere con intelligenza, il riversare scenari da tutto il mondo, multietnici e multilingue, il toccare corde esistenziali (l'identità del padre, tema cruciale di tutta la letteratura e il cinema americano, da Tom Sawyer a Star Wars, tanto per citare due riferimenti “casuali”), il giocare con lo spazio e il tempo (le vite parallele e alternative) si mescolavano per alcune settimane all'anno sulla Abc (anche a livello delle sole sovra-impressioni tv) alle altre Serie sorelle.

Come non ricordare una serie di spot di lancio in apertura di stagione televisiva, nei quali i personaggi delle principali saghe dialogavano tra loro, sfidandosi addirittura a calcio balilla?

Una cornucopia di serialità che secondo alcuni studiosi di cinema avrebbe addirittura fatto gridare Aldo Grasso (che giustamente ci ricorda che noi abbiamo i Telegatti come massima onorificenza) alla Madonna.

Ora mi chiedo, lanciando l'osso ai fidati mastini di questo blog, se la serialità televisiva possa essere, a qualsivoglia latitudine, ancora terreno di avanguardia.

Se era giusto vedere nelle scene girate nei boschi di Twin Peaks con la sola luce di una pila e la camera a mano uno spunto in nuce per “The Blair Witch Project”, è giusto vedere in alcune scene dell'ultimo Hereafter di Eastwood la rete di relazioni e di contatti con l'aldilà sublimata da Lost?

Ed infine, quali limiti alla sperimentazione nella scrittura televisiva impone il fattore economico dei costi/ricavi di produzione, unito oltretutto, sull'altro fronte (leggi sciopero degli sceneggiatori), a rivendicazioni sindacali che volenti o nolenti hanno avuto il loro influsso sulla strutturazione delle ultime stagioni di Lost?

La nostra è già una battaglia di retroguardia, che tende a difendere la nostra Serie preferita e a metterla su un piedistallo, quando forse è almeno da vent'anni che la tv americana in genere apre in continuazione nuove strade?

(Ringrazio il prof. Alessandro Tedeschi Turco che in un suo recente intervento, del quale ero attento spettatore, mi ha dato modo di trarre e rielaborare questi spunti giocati tra cinema e tv made in USA)


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