Cinema e tv ci aiutano, così, insieme alla letteratura, al teatro, all'epica, un tempo mattatori incontrastati, a interrogarci meglio su tali fondamentali questioni di senso.
venerdì 26 ottobre 2012
IUXTA PROPRIA PRINCIPIA C.V.D.
Cinema e tv ci aiutano, così, insieme alla letteratura, al teatro, all'epica, un tempo mattatori incontrastati, a interrogarci meglio su tali fondamentali questioni di senso.
mercoledì 7 marzo 2012
WHAT IF... e chiudo
Sempre di più, di fronte a un film o a una serie tv di nuova generazione, è possibile registrare le reazioni più disparate. Chi abbandona deluso o scocciato la sala cinematografica, chi si addormenta beato sul divano nonostante Lost o similia dovessero rappresentare, come da consiglio fidato, la nuova frontiera della serialità, chi impazza, sulla Rete, nelle stroncature, una volta operate solo dai critici di professione...
Certo la verità è che il gradimento dello spettatore è da sempre diverso da quello del suo vicino di posto o del suo compagno di audience: il cosiddetto “orizzonte di attesa” non è così facilmente codificabile.
Uno spettacolo piace o non piace, potrà essere apprezzato o meno, potrà magari essere rivalutato se veramente valido. Quello che però, a mio modesto avviso urge, è una nuova grammatica dello spettatore.
Non tutti sono disposti ad accettare storie non auto-conclusive, realtà parallele, viaggi nel tempo e quant'altro impazza al cinema e in tv negli ultimi vent'anni; prima esisteva la fantascienza ad inglobare tutto ciò che non si poteva ricostruire razionalmente.
Considerate (simpaticamente) lo sconcerto di certi spettatori ben espresso nel seguente (esilarante) "siparietto"
http://www.youtube.com/watch?v=oerZnryFxX0
Ora che questo ritorno alla complessità del reale sembra dominare al cinema e in tv, ora che è stato definitivamente messo in crisi e al contempo esaltato il valore della rappresentazione, è bene familiarizzare con questa eterna ma sempre nuova dimensione narrativa del possibile...

...WHAT IF e chiudo.
E una volta tanto, anziché rivoltarsi, qualche illustre nome potrà gongolare nella tomba.
sabato 11 giugno 2011
What if (philosophy)

Tra i tanti semi sparsi nelle stagioni di Lost è cresciuto sempre di più quello della POSSIBILITA'.

La vicenda stessa, in fase di sceneggiatura, è cominciata su un aereo, via via precipitando, forse inaspettatamente o casualmente (beato chi ha alloggiato nella “stanza dei bottoni”), nelle profondità di una botola e addirittura degli abissi marini.
Si, la possibilità, una pianta che è man mano germogliata e cresciuta fino a prendere il sopravvento e radicare il cuore stesso della vicenda.
L'idea di scrivere una storia che contenga tutte le storie possibili non è certo scoperta o riscoperta recente (basta risalire all'antichità mediorientale, in un senso, o ai filoni narrativi e critici degli anni '60, per non parlare della letteratura potenziale già presentata da Virginia, dall'altro) e non a caso nella stessa ricerca storica l'approccio controfattuale (la storia fatta con i “se” e con i “ma” tanto per intenderci) è pratica sempre più diffusa negli atenei americani e non solo.
Dopo Locke che richiama la mostruosità, Rousseau l'esser selvaggi, Hume la percezione dell'esistenza (tanto per limitarmi alle suggestioni “maggiori”), la Serie sembra essersi trasformata in una sorta di trattato filosofico sulla possibilità.
Pur essendo soprattutto letteraria la mia non eccelsa formazione, ho pensato di scomodare la filosofia, perché nelle “possibilità” di Lost ho letto solo in parte una strizzata d'occhio alla cultura, come dire, “pop(olare)”, della quale “Ritorno al futuro”, tanto per capirci, potrebbe essere il riferimento. Lost è in buona parte innervata dalla cultura filmica e telefilmica statunitense, e le tante battute affidate ad Hurley e Sawyer sono lì a dimostrarlo. Lost è poi immersione nella grande letteratura americana (difficile dimenticare tutta la puntata sullo scuotimento, del coniglio e di Sawyer, che ripercorre in modo dannatamente intelligente la trama di “Uomini e topi” di Steinbeck).
Ma Lost ha soprattutto un forse ancora poco indagato substrato filosofico, che ci permette di postulare che la vita stessa è un grande intreccio di possibilità e che tutti i mondi possibili, comunque vengano generati, hanno bisogno dell'apporto di ciascuno dei personaggi entrati in scena.
Che poi i due grandi poli del Bene e del Male attraggano i personaggi ora in un senso ora nell'altro, a seconda del “what if scenario”, beh, questa è un'altra storia, o forse è sempre la stessa storia, uguale ma diversa allo stesso tempo...

... è la storia antichissima dello Yin bianco (l'energia potenziale) e dello Yang nero (il movimento).
Il simbolo ben raffigura un rapporto dinamico e inversamente proporzionale: lo Yin raggiunge il suo acme dove lo Yang finisce e viceversa; la linea che li separa è curva; il punto bianco nella parte nera e quello nero nella parte bianca indicano l'origine l'uno dall'altro e il fatto che indipendentemente non possono esistere.
E così la filosofia diventa religione, riportandoci a quando la conoscenza inglobava tutti i saperi (storico, filosofico, religioso, scientifico, etc.).
E' la forza della POSSIBILITA', come quella che...

lunedì 23 maggio 2011
Time for letting go
domenica 1 maggio 2011
Man of ice, man of fire
La recente polemica a distanza tra George R. R. Martin , autore della saga fantasy A Song of Ice and Fire, e Damon Lindelof, showrunner di Lost assieme a Carlton Cuse, ci ispira delle riflessioni - alcune nostalgiche, alcune polemiche, alcune di metodo. Non è un caso - nulla avviene a caso - che questa sia più o meno l'epoca in cui l'anno scorso andava in onda la faida tra spettatori fedeli e detrattori di Lost, se è lecito semplificare così la disputa che scoppiò definitivamente all'indomani di Across the sea. E chi scrive prova una nostalgia struggente verso una primavera - varie primavere - in cui ci si incontrava e scontrava sui forum, sui temi di un telefilm che almeno per un bel po' non vedrà eguale e che oggi ci lascia orfani a postare su un blog che non è ancora riuscito a passare oltre. giovedì 24 febbraio 2011
La tv di Lost è terreno di avanguardia o retroguardia?

Le serie americane targate Abc sembrano da ormai molto tempo terreno di avanguardia. L'Europa, che vive di luce riflessa, fatta eccezione solo per la britannica Bbc, guarda ammirata... e ritrasmette!
Fin da quando negli anni '70/'80 Starsky & Hutch e le Charlie's Angels animavano le infuocate strade americane, conseguendo solidi ascolti e ricchi incassi, la serialità televisiva targata USA l'ha fatta da ammiraglia. Addirittura dagli anni '90 con Twin Peaks dell'irregolare Lynch e di Frost sembrava aver derubato alla Settima Arte qualche spicchio di sperimentazione. “Seminale” diventerà l'aggettivo preferito da critici e osservatori di queste Serie Tv.
Ed ancora: Mad Men (Amc) e i Sopranos (Hbo) più o meno recentemente hanno fatto gridare al capolavoro; vincere un Golden Globe pare quasi più prestigioso e significativo che imbracciare e alzare l'altra dorata statuetta.
Ora, lungi da me il darvi in pillole una cronistoria di tali fortunati telefilm (ne sarei compiaciuto, ma non ne ho, me tapino, la necessaria conoscenza e nemmeno la competenza), però non possiamo non notare come Lost abbia omaggiato (gli epiteti di Sawyer docent) e attinto proprio da questo filone televisivo, dal quale in fondo il “racconto oceanico” è nato.
La profondità della scrittura (rifarsi a Dickens, a Steinbeck e a tanti altri autori anglosassoni), l'intrattenere con intelligenza, il riversare scenari da tutto il mondo, multietnici e multilingue, il toccare corde esistenziali (l'identità del padre, tema cruciale di tutta la letteratura e il cinema americano, da Tom Sawyer a Star Wars, tanto per citare due riferimenti “casuali”), il giocare con lo spazio e il tempo (le vite parallele e alternative) si mescolavano per alcune settimane all'anno sulla Abc (anche a livello delle sole sovra-impressioni tv) alle altre Serie sorelle.
Come non ricordare una serie di spot di lancio in apertura di stagione televisiva, nei quali i personaggi delle principali saghe dialogavano tra loro, sfidandosi addirittura a calcio balilla?
Una cornucopia di serialità che secondo alcuni studiosi di cinema avrebbe addirittura fatto gridare Aldo Grasso (che giustamente ci ricorda che noi abbiamo i Telegatti come massima onorificenza) alla Madonna.
Ora mi chiedo, lanciando l'osso ai fidati mastini di questo blog, se la serialità televisiva possa essere, a qualsivoglia latitudine, ancora terreno di avanguardia.
Se era giusto vedere nelle scene girate nei boschi di Twin Peaks con la sola luce di una pila e la camera a mano uno spunto in nuce per “The Blair Witch Project”, è giusto vedere in alcune scene dell'ultimo Hereafter di Eastwood la rete di relazioni e di contatti con l'aldilà sublimata da Lost?
Ed infine, quali limiti alla sperimentazione nella scrittura televisiva impone il fattore economico dei costi/ricavi di produzione, unito oltretutto, sull'altro fronte (leggi sciopero degli sceneggiatori), a rivendicazioni sindacali che volenti o nolenti hanno avuto il loro influsso sulla strutturazione delle ultime stagioni di Lost?
La nostra è già una battaglia di retroguardia, che tende a difendere la nostra Serie preferita e a metterla su un piedistallo, quando forse è almeno da vent'anni che la tv americana in genere apre in continuazione nuove strade?
(Ringrazio il prof. Alessandro Tedeschi Turco che in un suo recente intervento, del quale ero attento spettatore, mi ha dato modo di trarre e rielaborare questi spunti giocati tra cinema e tv made in USA)
lunedì 24 gennaio 2011
Quando il Dr. Christian Shephard diventa l'interesse amoroso di Nora Walker
John Terry, almeno per la sottoscritta, è e sarà per sempre il Dr. Christian Shephard. Ritrovarmelo ad amoreggiare con Nora Walker, la matriarca di Brothers & Sisters, è stato un colpo al cuore!
Il nostro Dr. Shepherd è diventato il Dr. (!!!) Karl West.
Il carico da 11 deve però ancora arrivare! Nella puntata dedicata al Natale, Nora Walker si ritrova a vivere un what if scenario. In un alternate-universe onirico Nora ha accanto a sè una persona che l'aiuta a prendere coscienza della situazione. Guess who? Sì, proprio lui, il Dr. Shephard travestito da Dr. Karl West!!!
E per finire cosa può accadere dopo aver vissuto un what if scenario? Una bella reunion dove tutti possano abbracciarsi, felici del fatto di essersi ritrovati!!! Le cose della vita, belle o brutte che fossero, così dovevano andare!!! Ciò che conta è andare avanti. Insieme, uniti. Perché, dopotutto (e dopo aver ascoltato la preghiera di Hanukkah - la festa delle Luci ebraica), un nuovo inizio li aspetta!
Ed io sono arrabbiata ma non ne comprendo bene il motivo.
P.S. Nessuno è perfetto ... guardo Brothers & Sisters!!! eh eh eh