venerdì 21 maggio 2010

Curiosity killed the cat!

Gli hacker shippano per la nostra coppia preferita d'autori!!!
Boutade a parte ... è stato lanciato un allarme sicurezza. Pare che parecchie pagine web, contenenti in teoria succose anticipazioni riguardanti il GRAN FINALE, siano in realtà mirror pages. Così, mentre si cercano informazioni riguardanti "The End", è possibile beccare un bel malware!!!

E' evidente (o forse no??? ) che l'intento fraudolento non abbia alcuna attinenza con Lost ma ... è curioso che proprio il web sia diventato "The Punisher". Un antieroe in difesa del lavoro del Gatto e della Volpe!!!

La fuga di notizie, in qualsiasi ambito, c'è sempre stata e sempre ci sarà. Così, nonostante i ripetuti appelli all'astenersi dallo spoilerare selvaggio (lo spoiler segue, comunque, le regole di domanda ed offerta), alcune anticipazioni son state divulgate.

Lostpedia - onde evitare che qualche buontempone infilasse, in alcune pagine, qualche spoiler - ha inibito il processo di editing agli utenti che si son registrati dopo una determinata data.
I giornali ed i siti d'informazione sono stati molto attenti nel riportare la notizia riguardante le famose pagine pubblicate da Macchianera (in passato non è sempre stato così. Quindi si è immolato mio marito. Ha letto prima lui l'articolo apparso sul Corriere. Dopo il via libera - luce verde: è spoiler free - ho letto anch'io!)

Confesso che in passato ho letto spoiler.

Quando iniziavano a girare voci in merito alla morte di qualche personaggio importante. Regolarmente, nelle ipotesi presenti nei vari forum, veniva dato per spacciato il mio adorato Sawyer. E se così fosse stato ... dovevo esser preparata! (ragazzi, è bello analizzare, discutere, ipotizzare ma ... francamente anche l'occhio vuole la sua parte! eh eh eh)
La morte di Mr.Friendly me la son bruciata in questo modo.

Oppure, in un periodo non sospetto (era una fine d'agosto) avevo letto un articolo sul blog di Darkufo. Non pensavo che ad agosto potessero girare spoiler megagalattici e soprattutto mai avrei immaginato che potesse arrivare dalla Sig.ra Dos Santos!!! Invece mi sbagliavo. Mi son bruciata così la sopresa del morto nella bara!!! Ad agosto ovviamente non avevo dato peso alla cosa ma quando iniziarono a girare strane voci riguardanti l'identità del morto nella bara ... cominciai a ripensare a quell'assurdo articolo e "vuoi vedere che il morto è veramente Locke?". Bingo! Altra sopresa bruciata!

Per non parlare degli amici "rana dalla bocca larga"e pure accaniti cacciatori di spoiler. Un connubio spaventoso! Li devi evitare come la peste. Sono quelli che parlando del tempo, come un fulmine a ciel sereno, ti infilano una frase bastarda "ahh, lo sai che il morto nella bara è Locke?" (questa la sapevo già, per fortuna!)


Ma ... cercare spoiler riguardanti il GRAN FINALE, a pochi giorni dal GRAN FINALE ... è da veri stupidi!
Curiosity killed the cat e, in questo caso, credo nessuno possa dire satisfaction brought it back!!!


martedì 18 maggio 2010

Essere giusti con Lost

Alla fine di un'Opera, sia essa di una vita o di poco più di un lustro, è inevitabile farci i conti; una volta che se ne è metabolizzato il linguaggio, risulta anche più facile guardarla con un certo distacco, coglierne i pregi e i difetti.


Ricordo che da studente universitario ascoltavo con una certa passione i dibattiti tra persone di una o due generazioni più grandi di me, che un tempo erano stati dei fedeli seguaci di Freud e di Marx e che, tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio dei Novanta, avvertivano, in un modo o nell'altro, la crisi di quei modelli di pensiero. Di solito, i più accesi detrattori erano quelli che prima ne erano stati i più forti sostenitori. A posteriori, è indubbio che Freud e Marx abbiano detto un mucchio di cazzate, ma è altrettanto vero che hanno indicato una via. Benché oggi quasi nessuno più si dichiari freudiano o marxista puro, ciascuno di noi continua a fare i conti con l'inconscio (con i pensieri e le emozioni non consapevoli, non tematizzate) e col desiderio di una società più egualitaria.

Il punto, secondo me, è che quando si scrive, quando si compie un'Opera, è difficile, se non impossibile, essere coerenti.


Hawking, forse il più influente fisico vivente, il quale ha speso gran parte della sua vita a pensare e a descrivere un universo senza Dio, ha dovuto all'ultimo reintrodurre il concetto filosofico-teologico di eternità; come a dire: "la fisica fornisce i dati, la filosofia e la teologia cercano il senso". Questo non significa che Hawking abbia qualche volta ammesso l'esistenza di Dio, ma è sintomo che, a un certo punto, la sua ricerca sul destino dell'universo - in parte condotta assieme a Roger Penrose - sia entrata in corto circuito: la figlia ribelle (la fisica) chiede aiuto ai genitori (filosofia e teologia).


Hegel, forse il più grande filosofo dell'Ottocento, è incoerente se si confrontano la Fenomenologia dello Spirito e il sistema della Logica. La prima è orientata verso la differenza, il secondo verso l'identità. Non per questo Hegel smette di esercitare il suo effetto sul pensiero contemporaneo.


Heidegger, forse il più grande filosofo del Novecento, inizia la sua opera sulla falsariga del maestro Husserl, seguendo cioè l'idea di una filosofia come scienza oggettiva, per finirla sulle orme di Meister Eckhart. Wittgenstein, allo stesso modo, probabilmente il più grande logico del XX secolo, non è esente da approdi mistici.


Agostino, ultimo grande filosofo e teologo dell'antichità, inizia sotto la bandiera del neoplatonismo, per finire con l'essere il primo vero dogmatico della Chiesa (a proposito, anche Papa Ratzinger dice una cosa a Roma e poi praticamente il contrario a Parigi!).


Gli esempi si potrebbero riprodurre all'infinito nelle più svariate materie. Voglio dire: non è giusto valutare-giudicare un'opera dalla sua coerenza interna. E se questo vale per le grandi opere, vale a maggior ragione per le piccole. Sia chiaro che il mio ragionamento crollerebbe subito se si trattasse di un film, dove la coerenza narrativa è la prima cosa da guardare.


Lost ci ha abituato alla grandezza di FBYE, alla costante e alla variabile, al sogno di tornare indietro nel tempo e di cambiare le nostre scelte e quelle dell'umanità. Ci ha insegnato che è possibile stare comodamente in poltrona e guardare scorrere immagini che richiamano simultaneamente temi profondi del pensiero occidentale e orientale. Ci ha insegnato, soprattutto, a pensare il cinema e la televisione in maniera più complessa. Prima di Lost c'erano film o telefilm storici, drammatici, comici, filosofici, scientifici, fantascientifici, gialli, avventurosi, sociologici, politici etc., adesso sappiamo che tutto questo - che finora era distinto - è realizzabile in un unico prodotto.


Lost has changed the rules.


Lost, al di là degli errori e delle incoerenze, ha cambiato le regole del gioco.


giovedì 13 maggio 2010

Sette contro Tebe


Una guerra fratricida. E' quello a cui stiamo assistendo - meglio, partecipando - al di qua e al di là dello schermo, durante queste ultime puntate di Lost. Non è un caso infatti che proprio in occasione di Across the sea sia defintivamente esplosa la polemica che ha visto affrontarsi, con toni via via più accesi, i sostenitori di Lost e i suoi detrattori più o meno dell'ultima ora, lungo questa sesta e ultima stagione.
Proprio mentre due fratelli si affrontano senza esclusione di colpi, per il senso da dare a quell'Isola che li ha visti nascere, così la community di Lost vede prendere una piega irreversibile al dibattito tra chi ritiene la serie un capolavoro - e che tale rimanga, anche in una stagione enigmatica come questa - e chi, magari dopo anni di devozione, si sente preso in giro e non esita a manifestare la propria frustrazione, anche attraverso attacchi a coloro con i quali ha percorso fraternamente il viaggio fino a qui.
Lost è stato sempre leggibile a più livelli, anche quello più semplicemente avventuroso, senza necessitare di un background specifico per goderne la fattura e la capacità di avvincere. Ora, forse mai come in questo episodio può essere capitato di pensare che per capirlo meglio - e non liquidarlo come una narrazione banale e kitsch - occorresse una formazione classica. Perché Across the sea è un cristallino esemplare di tragedia, in senso classico. C'è tanto Eschilo, per dire: ai più avveduti è venuta in mente la storia di Eteocle e Polinice, figli di Edipo, ma in generale è la miglior manifestazione televisiva dello spirito tragico - con tutto quanto di matricida, fratricida, filicida esso comporta, con tutta la ricerca di senso, continua, frustrata e infine disperata, che esso rappresenta.
Comodo sarebbe liquidare il disappunto dei detrattori come un caso di uva irraggiungibile dalla volpe, e quindi dichiarata acerba. D'altra parte, hanno buon gioco i detrattori nell'identificare con la Madre reticente, quando non mentitrice, gli stessi Autori di Lost. Si potrebbe rispondere, a chi ritiene che la narrazione abbia preso la piega dell'americanata, che forse a Roma, un paio di millenni fa, c'era chi bollava le tragedie come la solita robaccia dei greci, oppure che quelli che ci paiono stereotipi sono invece archetipi. Non tutti, del resto, hanno la possibilità o la voglia di esercitare la keatsiana capacità negativa, e dunque è necessario ammetterne come legittimo lo scoramento.
Ma il tutto sarebbe vano, perché ormai - come in ogni tragedia che si rispetti - gli eventi precipitano: la community si sfalda, perde i pezzi senza che chi la anima possa nulla rispetto a questa accelerazione, rispetto alla polarizzazione ed esasperazione delle posizioni. Che forse sono il più grande successo metanarrativo di quest'opera, che ha saputo descrivere sempre in anticipo, attraverso i propri personaggi, l'effetto che avrebbe avuto sul proprio pubblico. In altre parole, questa conclusione di Lost è triste e dolorosa, non solo per le vicende messe in scena, ma anche per ciò che hanno scatenato al di qua della quarta parete. E nulla possiamo: non ci resta che accettare - tragicamente - questo destino.

giovedì 6 maggio 2010

History repeating

The word is about, there's something evolving,
whatever may come, the world keeps revolving ...

some is good, some is bad
and the joke is rather sad,
that its all just a little bit of history repeating
and I've seen it before
and I'll see it again
yes I've seen it before
just little bits of history repeating

Ieri sera ho visto ripetersi la storia attraverso determinate combinazioni.

Partiamo dalle gabbie.
Nuovamente imprigionati. Sawyer riesce a rubare un fucile ma Kate si fa prendere (Widmore, in questa combinazione, ha preso il posto di Juliet). Qualcuno rischia di morire e bisogna fare una scelta ... E la fuga dalle gabbie riesce, in entrambe le combinazioni, grazie all'intervento di Jack.

Il sottomarino, Locke, Jack e il C4.
Anche in questa combinazione la storia si ripete. Tocca sempre a Jack scoprire il dannato connubio Locke-C4. Il sottomarino non è mai stato e non sarà mai la via di fuga. Non per i nostri.

Cercano di fuggire dall'isola e qualcuno viene colpito alla spalla sinistra.
Nella precedente combinazione era toccato a Sawyer (colpito da Tom, un Other), ora tocca a Kate (da un uomo di Widmore, ex capo Other).

Tre minuti.
E' il tempo concesso per prendere, ancora una volta, una decisione che si rivelerà essere sbagliata.

Il dilemma della bomba.
Jack, per la seconda volta, chiede a Sawyer di fidarsi. Ma Sawyer, memore della prima esplosione, non riesce a fidarsi ... e così, involontariamente, diventa lui stesso causa di ciò di cui aveva incolpato Jack: la morte di persone amate. La combinazione si è ripetuta. Nella precedente Jack pensava di salvarsi e salvare i suoi amici (utilizzando Jughead), in questa Sawyer pensa di salvarsi e salvare i suoi amici (tentando di disinnescare la bomba).

Una bomba, una situazione sott'acqua e qualcuno che si sacrifica.
In precedenza il sacrificio era toccato in sorte a Charlie ed ora è il turno di Sayid. Però Sayid era già morto da tempo, era morto dentro. Sayid, come Michael in precedenza, sapendo di esser passato dalla parte sbagliata della barricata ... decide di farsi esplodere perchè altri possano salvarsi.

Lo straziante addio tra due persone legate da affetto.
Desmond e Charlie, legati da amicizia. Jin e Sun, legati da profondo amore. Abbiamo visto le loro mani - senza vita - fluttuare ... come abbiamo visto fluttuare - senza vita -Charlie.

Jin e una bomba.
Si era salvato dall'esplosione sulla Kahana. Qualcuno gli ripete di andarsene ma ... Jin però questa volta non andrà da nessuna parte. Jin, in questa combinazione, decide di morire insieme all'amata moglie. Anche in questo caso si sarebbe potuto salvare. Ma questa scelta avrebbe significato rivivere la perdita dell'amata moglie. Il destino di Sun, comunque, era segnato. Lo aveva detto Charlotte, ricordate? Disse a Jin "Don't let them bring her back, this place is death" . Charlotte aveva visto il futuro? Quindi il Kwon, candidato, da proteggere era Jin in quanto il destino di Sun era segnato?

Ci sarebbe tanto altro da dire, tante altre combinazioni da analizzare (ad esempio Locke e Jack flashsideways) ma ... questo episodio mortale mi ha confusa ... è l'isola che ha finito con loro oppure sono loro ad aver finito con l'isola? E, soprattutto, cosa devo aspettarmi di rivedere?

giovedì 22 aprile 2010

Lost horizon

Here we go. Eccoci. Ora ci siamo ... abbiamo incontrato il punto di non ritorno. The end of the world o the beginning of everything? Da questo momento, qualcosiasi cosa accada - che sia una fine o forse un nuovo inizio - stiamo per vedere quell'orizzonte, perso sin dal principio della serie.
Durante il percorso abbiamo incontrato più di una siepe "che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude" . Stiamo per oltrepassare l'ultima siepe.

Tutto ha inizio con un aereo.
Il pilota è stato sostituito all'ultimo momento. Ma questo i passeggeri non lo sanno. Sono convinti di volare verso una direzione ed invece vanno verso un'altra. L'aereo si spezza, in volo, e i passeggeri atterrano in un'area apparentemente inesplorata. Inspiegabilmente certe regole, del mondo ai quali i passeggeri sono abituati, non valgono in questo luogo. Tra di loro c'è anche una donna malata, molto malata. In questo luogo il suo male è andato via. Inizialmente i passaggeri desiderano ritornare alla civiltà ma, in qualcuno, comincia a prendere vita il desiderio di rimanere in questo luogo misterioso.
In questa isola, estranea al mondo, vivono da tempo alcune persone. Descrivono la loro società come un oasi di felicità. Una sorta di Shambhala. A capo di questa società c'è un misterioso uomo. Vive in questo luogo da moltissimo tempo. Ne è il custode, il suo compito è quello di preservare l'integrità di questa isola felice. Ma sente che si sta avvicinando la sua fine. Deve trovare qualcuno che continui la sua opera. Ha bisogno di un sostituto. Questo misterioso uomo rivelerà, in seguito, che l'areo non è caduto casualmente in quel luogo. Non è stato un incidente. Tutto era stato pianificato perchè, il misterioso uomo, potesse - tra i passaggeri dell'aereo - trovare un degno sostituto. Tra i vari candidati il misterioso uomo individua il suo sostituto. Ma il cosiddetto sostituto non sembra comprendere l'importanza di quel ruolo. Alcuni sostengono che tutta questa faccenda, "il proteggere" questo luogo, sia una bugia, una storia senza senso. E così alcuni, compreso colui che in teoria dovrebbe essere il primo a voler restare, se ne vanno. Non è stato facile allontanarsi da quel luogo e, contrariamente a quanto ipotizzato, la vita fuori da quel luogo non è affatto bella. Anzi. Qualcuno tra di loro si convincerà del fatto che, per porre fine a questo incubo, la miglior via sia quella del suicidio. Poi arriva il ravvedimento. E colui che in principio non aveva voluto credere all'importanza di quell'isola felice, decide che deve assolutamente tornare indietro. Non sarà facile tornare indietro. Vedremo scintillare i suoi occhi quando rivedrà all'orizzonte quel luogo ... deciderà finalmente di accettare il suo ruolo?

Frank Capra non lo rivela. Fine della storia. Lascia aperto il finale. Spetterà al pubblico decidere. Sì, fine della storia ... perchè la storia che vi ho appena raccontato è la trama di Lost Horizon, un film tratto da un omonimo romanzo. E' del 1937, la regia è appunto di Frank Capra.

"Rien ne se perd, rien ne se crée, tout se transforme". E' innegabile che Lost abbia attinto da più fonti il canovaccio della propria trama ma ... è altrettanto innegabile tributare quanto abbia saputo trasformare, arricchire, potenziare, intrecciare quelle fonti!!!
Più volte abbiamo definito, Lost, mito contemporaneo. Il mito "è dunque sempre il racconto di una "creazione": si narra come qualcosa è stato prodotto, come ha cominciato a essere" .
Ma, come spesso accade, troviamo miti simili in differenti culture. La differenza risiede nella narrazione. Così anche in Lost. La narrazione degli eventi, durante queste stagioni, ha ricordato - a molti di noi - letture, film, racconti già esplorati. Prendiamo ad esempio le recenti vicissitudini, isolane, di Desmond. Quelle legate al pozzo. Il pozzo che molti conoscono è quello legato alla leggenda di San Patrizio. Una leggenda famosa e molto conosciuta. Si parla di un pozzo, profondissimo, al termine del quale vi sarebbero state delle porte su un altro mondo. La leggenda narra che questo pozzo fosse situato su una piccola isola.

Quindi, in teoria, nihil novi sub sole. Ma non è così. L'utilizzo di un determinato elemento, già noto, fornisce allo spettatore (attento) una ulteriore chiave interpretativa. Instilla nello spettatore un dubbio, il dubbio che quel dato elemento sottintenda molto di più.
Sempre in tema di pozzo, questo elemento richiama alla mente anche il racconto "Il pozzo e il pendolo" di Edgar Allan Poe. Desmond appare, per alcuni tratti, come il protagonista del sopracitato racconto. Per sfuggire alla sorte che un pendolo vorrebbe presentargli, finirà all'interno di un pozzo. Sembra una fine ma, in realtà, il precipitare dentro al pozzo si rivelerà essere la salvezza. Così almeno accade nel racconto. Stessa sorte di salvezza anche per Desmond? Lo vedremo prossimamente ma credo che la risposta sia: sì.
Anche in questo caso niente di nuovo sotto il sole ma ... comprendiamo, tramite l'elemento conosciuto (il racconto), che il pendolo e il pozzo in realtà rappresentano un passaggio obbligato per la salvezza di tutto quanto sia caro a Desmond.

Per quale motivo ho voluto raccontarvi tutto ciò? Perchè questo è ciò che Lost mi ha dato in questi anni. Tante, innumerevoli scatole cinesi da aprire, sapendo che - di volta in volta - avrei trovato sempre una scatola più piccola ... sì piccola ma così carica di preziose informazioni! Perchè la narrazione è sempre stata doppia. Storia dentro la storia. Anche le più piccole informazioni, (livello basso), erano necessarie per comprendere l'intera storia cornice (livello alto) che le racchiudeva.
Here we go. Ci siamo. Stiamo per vedere l'orizzonte. Le poche puntate che ci separano da questa vista saranno per me ... un sofferto e lunghissimo addio ...

giovedì 15 aprile 2010

Soltanto un bambino

A separare fLocke dal suo obiettivo, restano ormai soltanto l'esiguo gruppo dei misteriosi candidati da una parte, e il figliol prodigo Widmore con i suoi uomini dall'altra, isolati sulla piccola Hydra e in cerca chissà di cosa esattamente.

Non sembra però che questi due gruppi rappresentino una reale preoccupazione per il male incarnato. Le sue mosse, calcolate al dettaglio, insinuano le loro trame fra gli uni e gli altri rivali senza indugio, e senza errore.

C'è invece un solo individuo che fLocke sembra temere davvero: il misterioso bambino biondo, il più recente dei "misteri" dell'Isola, forse fra gli ultimi che avranno una risposta.

Sul bambino c'è una certezza: le due apparizioni riguardano lo stesso ragazzino - vestito uguale, stesso taglio degli occhi, stessa espressione del viso, stessi colori, tranne che per i capelli, un po' più scuri nella seconda occasione. In questa circostanza, il bambino però è anche cresciuto (questo può giustificare il colore meno chiaro). Sono passate poche ore, eppure sembra già invecchiato di qualche anno. E, in entrambi i casi, fLocke fugge da lui come se avesse visto il più pericoloso dei nemici.

Si potrebbe pensare che si tratti dell'incarnazione dell'Isola: certo, non ci sono prove che smentiscano questa ipotesi. Un terzo elemento giudicante, arbitro del conflitto, che prende forma corporea e regola il confronto, controlla l'andamento dello scontro, ammonisce un giocatore scorretto. E finalmente, così, verrebbe fuori sotto forma antropomorfa questa benedetta Isola, che finora tanto è stata considerata come un essere senziente, con volontà, giudizio, scelta, decisionalità.

Oppure, potrebbe trattarsi semplicemente di Jacob. Il suo rivale, si è visto, in forma umana non può essere ucciso, non sanguina nemmeno. Forse perché già è la morte, la distruzione - il fuoco. Non avrebbe senso che venisse ucciso.
E Jacob? Una sorta di divinità, di certo potente almeno quanto la sua nemesi, può morire così facilmente? Strano. Forse può morire, sì, ma per rigenerarsi. Lui al contrario rappresenta la nascita, la continuità della vita, la trasformazione - l'acqua. Molto più credibile, dunque, che il suo corpo, morto, rinasca immediatamente.
E perché non dovrebbe essere proprio quel bambino, tanto somigliante a Jacob nei colori, nei lineamenti, nell'espressione seria e solenne, serafica e severa?

Non sarebbe in fondo così inverosimile: Jacob è morto da qualche giorno, secondo il tempo scandito dal giorno e dalla notte. Ma sappiamo che, sull'isola, lo scorrere del tempo segue delle irregolarità inspiegabili. Tanto più se pensiamo, in questo caso, a una sorta di dio che abbiamo visto non invecchiare mai, per secoli. Se nel giro di 24 ore il bambino è cresciuto così vistosamente, non è poi difficile credere che nelle ore precedenti, a partire dalla pugnalata di Ben, sia rinato, dalle proprie stesse ceneri, o generato dall'isola stessa, un nuovo Jacob, e stia crescendo ad una velocità (per noi) vertiginosa.

E così si spiegherebbero i timori di fLocke, che ogni volta entra in ansia quando vede quel bambino: al momento ha la strada spianata, ma non per molto ancora. Il suo tempo è un conto alla rovescia, perché il bambino sta tornando adulto, e quando riprenderà la sua forma matura, il gioco non sarà più così a senso unico per l'antica nemesi di Jacob. Non è un caso che fLocke, nelle prime battute del suo piano, invogliava James & Co. a sbrigarsi per guadagnare vantaggio, senza poi chiarire su chi o su cosa. Non è un caso che dica a Desmond di ignorare il bambino, per non perder tempo, per non lasciarlo parlare, per non sentirsi dire cosa possa e cosa non possa fare.

Che quel bambino sia Jacob o l'incarnazione dell'Isola, va notato un altro particolare: la prima apparizione, non viene vista da Richard, ma viene vista da James. Strano. La seconda, viene vista da Desmond senza problemi. Cosa significa? Dei primi due presenti, sappiamo che James è un candidato, e Richard no. Che il bambino sia visibile solo ai candidati? Fosse così, avremmo una prova che anche Desmond è un candidato, forse proprio quel misterioso Wallace. Fosse così, avremmo pure un indizio in più per credere che quel bambino sia proprio Jacob che ritorna. Ciclicamente. Perché tutto finirà una volta sola.

mercoledì 7 aprile 2010

The meaning of life is She

I nostri autori preferiti avranno mai sentito cantare Mina?

"... Arrivi tu, la mente torna, il cuore mio quasi si ferma e intorno a me lo spazio immenso che persino io non ho più senso. Arrivi tu, il mondo è acceso ... "

E' "l'amor che move" tutta la puntata.
L' Amore, quello con la A maiuscola, è la chiave che apre la porta del ricordo, la ruota che aziona il meccanismo del riconoscimento, il faro che guida la nave durante la tempesta della memoria.
E' l'Amore a far aprire l'occhio. Aprire quell'occhio significa prendere coscienza.

E c'è Lei. Lei, l'amore troppo atteso che torna come un'ombra dal passato.
The meaning of life is She.
Per Charlie, per Daniel, per Desmond.
Quando c'è Lei il mondo è acceso, è luce, è bianco. Quando Lei non c'è il mondo è spento, è buio, è nero.

E poi c'è l'altra Lei. CoLei che tutto vede, tutto sa e tutto sembrerebbe dominare. Cui prodest?
L'altra Lei, la portavoce del "course correcting".
La presa di coscienza di Desmond è l'inizio di un "course correcting"?

Non ci son più, per Desmond, esitazioni ... c'è un mondo che ormai lo aspetta ...



P.S. PopCorn ... il tuo commento, al precedente post, è servito da fonte d'ispirazione! grazie!

Lettori fissi