sabato 6 febbraio 2010
Pensiero laterale
lunedì 1 febbraio 2010
What happened, happened. What hadn't yet will change everything.
Lo dice, perché Jack, Kate, Hugo e Sayid non erano lì quando happened what happened.
La Hawking tuttavia l’aveva preannunciato: senza ricostruire le circostanze del volo Oceanic 815, senza tutti quelli che hanno lasciato l’isola, le conseguenze del tentativo di ritorno sull’isola sarebbero state imprevedibili. Ed ecco che i passeggeri dell’Ajira si dividono in due: parte di loro precipitano soltanto sull’isola, parte finiscono nel 1977. D’altronde Eloise, che ha vissuto “tutti i tempi” dell’isola, lei che ha conosciuto “emissari del futuro” e ha appreso notizie centrali per conoscere in anticipo eventi cruciali, persino lei dice a Penelope Widmore che per la prima volta nella sua vita non sa cosa sta per accadere.
Dunque, secondo quanto dice Daniel: Jack & co. non dovrebbero essere lì, perché lì non erano stati, in quel passato. A evidenziarlo, le osservazioni empiriche di Sawyer, che più volte fa notare come tutto andasse liscio e tranquillo prima che arrivassero quei quattro “intrusi”, e come lui avesse la sua vita, a cui si era affezionato. La stabilità e l’autorità di Juliet e James all’interno di Dharmaville progressivamente vacilla a partire dal momento in cui arrivano i quattro.
I left behind, loro erano “già stati” nel ’77 vissuto dai membri della Dharma, da Eloise, da Richard, da Ben: il loro “percorso” prevedeva quel ripiegamento all’indietro, quel “nodo temporale”, per poi, chissà come, forse tornare al “loro tempo”, o forse restare per sempre nel passato, salire sul sottomarino al momento dell’evacuazione, e chissà.
[Ci sono diversi punti in cui è riscontrabile come il futuro, che gli spettatori hanno già visto e i left behind hanno già vissuto, dipenda proprio dal passato di cui hanno già fatto parte Sawyer & co. Ecco alcuni esempi: Jin dissuade Danielle dall’entrare nella buca sotto il tempio – per questo lei è la sola che si salva, così com’è sempre andata e come lei ha raccontato; Charlotte racconta a Daniel di quando lui la implorava – lei piccola – di non tornare mai più sull’isola, quindi è un ricordo che già le appartiene perché già accaduto (Daniel, quando la ascolta, non sa di cosa parla, perché non l’ha ancora fatto nel suo tempo biologico, ma poi lo farà). Ethan non sarebbe mai nato senza l’aiuto di Juliet, e anzi Amy sarebbe addirittura morta sparata dagli uomini di Alpert senza l’intervento di Sawyer e Juliet.]
Fra i left behind c’è anche Daniel Faraday, che già dopo i primi skip nota il sangue dal naso di Charlotte. Capisce cosa sta accadendo, conscio dei pericoli causati dagli spostamenti nello spaziotempo, e farebbe qualunque cosa per salvare Charlotte. A questo punto, ha un’idea, corre a sfogliare il suo diario e trova qualcosa, tanto che dice: “Please, please, let this work”, per poi bussare alla porta di Desmond. Cosa deve funzionare? Che si tratti delle formule che, cercando di superare la convinzione dell’immodificabilità della linea temporale (le costanti), lo hanno portato alla scoperta delle variabili?
Tant’è che Daniel, sfogliato il diario, decide di provare a cambiare qualcosa. E allora si fa coraggio, e prova a bussare alla porta dello hatch di Desmond: da questo momento, cambierà non qualcosa, ma tutto. Da qui, si innescherà il meccanismo per cui sia Desmond che Locke (a cui lo stesso Daniel dirà di Eloise) una volta off-island cercheranno la Hawking e la indurranno ad aiutare Ben (e Locke) nell’intento di far tornare gli O6 sull’isola. Da qui, si ritroveranno Jack, Sayid, Kate e Hugo in un tempo a cui non erano appartenuti. Da qui, inizierà il processo di corruzione dell’equilibrio di quel nodo temporale 1977-2007, di per sé perfettamente bilanciato e conchiuso in un rapporto di causalità reciproca. Da qui, inizieranno dei cambiamenti imprevedibili, quelli che la stessa Hawking non sa predire.
C’è un primo momento in cui le “variabili impazzite” – i quattro intrusi – rischiano di cambiare una grossa fetta di futuro: quando Ben viene sparato da Sayid. Tuttavia, se vogliamo per course-correction, il bambino viene salvato dall’altra intrusa Kate, che lo porta a Richard, che a sua volta lo porta nel tempio. Ben sopravvive, dunque per lo meno la logica è salva (la timeline…chissà).
Quando Daniel torna da Ann Arbor, dopo altri tre anni di ricerche, è ormai convinto che le accanto alle costanti vadano considerate le variabili (spiegando a Jack di essersi finalmente concentrato sulle variabili), e che la linea temporale non è immodificabile, al contrario le variabili permettono di ribilanciare le equazioni: l’incognita, non è altro che il libero arbitrio degli individui.
Per questo, Daniel decide subito di servirsi della bomba a idrogeno per annullare gli effetti dell’incidente. Caso vuole che, perché il piano di Daniel sia compiuto, occorre proprio l’aiuto di quelle incognite che sono gli “intrusi del tempo”, e in generale persone che, con le loro scelte, di ragione (Kate) o di fede (Jack), possono cambiare il passato e il futuro, cambiare insomma la storia (una storia in cui, probabilmente, il tentativo di Daniel è semplicemente fallito con la sua morte). La variabile è il libero arbitrio, l’irrazionalità, l’emozionalità: anche James e Juliet possono cambiare la storia – Juliet, causa sentimenti, cambierà di continuo idea e James, causa sentimenti, la seguirà in tutte le sue oscillazioni. Così, destinati a lasciare l’isola sul sottomarino, finiranno invece per ostacolare e infine per aiutare Jack, perché anche l’amore è una variabile che influenza le scelte dei singoli. Non è un caso che sia la presenza di Kate (una dei quattro “intrusi”) a influenzare i ripensamenti di Juliet, e che sarà proprio Juliet, dalle cui scelte e dai cui sentimenti è dipeso l’intero andamento degli eventi conclusivi che abbiamo visto, a colpire la bomba. A farla esplodere. E a cambiare il futuro.
Domani vedremo se è così.
sabato 17 ottobre 2009
Zeitgeist
martedì 23 giugno 2009
Das Glasperlenspiel
Un modo meno evidente di autodeterminazione del futuro
Mentre il primo caso è piuttosto frequente in Lost, e si esplicita senza timori nel momento in cui si assiste a veri e propri skip di viaggiatori temporali nel passato, il secondo caso è meno lampante. In mezzo alle diverse visioni avute da Desmond dopo l’implosione della stazione Swan, che funzionano tutte in modo simile – ovvero Des vede il futuro e, nel caso della morte di Charlie, decide di contrastarlo e provare a cambiarlo – ce n’è una che segue uno schema diverso: la visione confusa che preannuncia a Desmond la catena di eventi che porterà a trovare Naomi appena paracadutata è un presupposto indispensabile alla stessa realizzazione di quegli eventi, compresa la quasi-morte di Charlie (Des anche stavolta non lo lascia morire però lo porta comunque nel punto di morte, affinché si realizzi ugualmente la visione). Senza quella visione, Desmond non avrebbe mai pensato di organizzare quel finto pic-nic e non avrebbe mai saputo cosa fare una volta sulla spiaggia, e quale via seguire nella foresta. Dunque è il futuro che, proprio preannunciandosi, può generare se stesso, attraverso una forma immateriale di interazione causale reciproca con il passato.
Ma questo stesso meccanismo in realtà si era già manifestato in precedenza, quando il veggente Malkin ha visto il futuro di Claire: Malkin, avendo una visione anticipata delle sorti di Claire (probabilmente ha visto Aaron nelle mani di Kate off-island), sapeva che l’unico modo per tenere uniti Aaron e Claire fosse l’isola, e per questo l’ha spinta sull’815 con una scusa, e così anche in questo caso il futuro si è preannunciato nuovamente per autodeterminarsi. Ironia della sorte però, l’isola in tal caso non basterà a tenere uniti Claire e suo figlio. La questione qui è controversa, perchè bisognerebbe chiedersi cosa abbia visto Malkin esattamente, visto che anche sull'isola Aaron correrà non pochi pericoli. Senza però voler indagare le dinamiche narrative, è sicuramente anche questo un caso di interazione immateriale fra futuro e passato.
venerdì 8 maggio 2009
Only fools are enslaved by time and space
E ad un certo punto, tutto mi è parso più chiaro.
Alla fine oramai della fifth season, la frase che per me ha rappresentato un tormentone, ha preso finalmente la sua giusta collocazione, il suo colore appropriato divenendo meno eterea.
“Only fools are enslaved by time and space”; un leitmotiv che mi ha accompagnato costantemente con le mille sfumature che di volta in volta lo show mostrava all’impavido telespettatore.
Oggi finalmente il mio plauso va agli autori che, sebbene siano inevitabilmente incorsi in qualche peccato di presunzione scivolando su alcuni paradossi, sono riusciti comunque a giocare con lo spazio-tempo in maniera tuttavia originale.
Un po’ perchè la storia si dipana mostrandosi mediante due piani temporali in movimento parallelo, ma soprattutto perchè coordinate spazio-temporali contenenti eventi e personaggi si incontrano e si scontrano, svilendo miseramente la percezione lineare del tempo che la nostra condizione ci offre.
E’ così che il mio presente si imbatte nel tuo passato condizionandolo e risolvendolo, creando in te un ricordo di me in anni, ragionando in termini consequenziali, nei quali probabilmente non sarei manco dovuto essere nato; ma affichè tutto ciò accada bisognerà attendere che io nasca e che ad un certo punto del mio “tempo lineare”, coordinate spazio-temporali apparentemente lontane (se seguissimo una time-line) si fondano. Un geniale rincorrersi nella trama del tempo, un grosso cane che si morde la coda, un immenso cerchio.
Badiamo bene però, non si tratta assolutamente di creare ponti di interazione tra due epoche inscritte su di una linea, nonostante gli inganni proposti dalla nostre percezioni; si tratta piuttosto di ammettere che il melting-pot quadrimensionale di Minkowski funziona e senza tenere per nulla conto di quale anno convenzionale sia per noi.
In un contesto simile, parole come time-line, allineamenti temporali, date ed ore perdono completamente significato ed hanno il solo scopo di dare un ordine alle cose secondo le nostre convenzioni ; con ciò non voglio dire che vadano snobbate, non fosse solo perchè ci semplificano i ragionamenti, ma è necessario che si utilizzino queste grandezze con la consapevolezza del fatto che non corrispondano ad una realtà oggettiva o quantomeno alla realtà che muove e ordina i corpi nell’universo.
La stessa sapiente consapevolezza che gli autori hanno fin qui utilizzato creando loop temporali, non solo in termini di probabile reiterazione degli eventi, ma soprattutto in relazione ad eventi “futuri” che condizionano quelli “passati” e viceversa, estremizzando il concetto, fino a condurre John Locke ad agire per “conto terzi” su se stesso.
L’immaginaria linea del tempo viene scomposta in elementi sempre più piccoli, infinitesimali e gli stessi elementi si mescolano tra loro creando situazioni paradossali ma teoricamente possibili secondo i rudimenti di fisica relativistica.
Un invito quindi, ad aprire la mente verso un nuovo concetto di tempo più vicino alla realtà. E’ questo, che a mio parere, rende ancora più unico questo show movie, il tentativo di rendere fruibili concetti e tesi di “nicchia” accessibili di solito ai soli addetti ai lavori, la volontà di divulgare ed in qualche modo di far cultura su argomenti assolutamente ignoti ai più; e tutto ciò partendo da una affermazione che ha il sapore di un monito: “Only fools are enslaved by time and space”.