La recente polemica a distanza tra George R. R. Martin , autore della saga fantasy A Song of Ice and Fire, e Damon Lindelof, showrunner di Lost assieme a Carlton Cuse, ci ispira delle riflessioni - alcune nostalgiche, alcune polemiche, alcune di metodo. Non è un caso - nulla avviene a caso - che questa sia più o meno l'epoca in cui l'anno scorso andava in onda la faida tra spettatori fedeli e detrattori di Lost, se è lecito semplificare così la disputa che scoppiò definitivamente all'indomani di Across the sea. E chi scrive prova una nostalgia struggente verso una primavera - varie primavere - in cui ci si incontrava e scontrava sui forum, sui temi di un telefilm che almeno per un bel po' non vedrà eguale e che oggi ci lascia orfani a postare su un blog che non è ancora riuscito a passare oltre. domenica 1 maggio 2011
Man of ice, man of fire
La recente polemica a distanza tra George R. R. Martin , autore della saga fantasy A Song of Ice and Fire, e Damon Lindelof, showrunner di Lost assieme a Carlton Cuse, ci ispira delle riflessioni - alcune nostalgiche, alcune polemiche, alcune di metodo. Non è un caso - nulla avviene a caso - che questa sia più o meno l'epoca in cui l'anno scorso andava in onda la faida tra spettatori fedeli e detrattori di Lost, se è lecito semplificare così la disputa che scoppiò definitivamente all'indomani di Across the sea. E chi scrive prova una nostalgia struggente verso una primavera - varie primavere - in cui ci si incontrava e scontrava sui forum, sui temi di un telefilm che almeno per un bel po' non vedrà eguale e che oggi ci lascia orfani a postare su un blog che non è ancora riuscito a passare oltre. giovedì 24 febbraio 2011
La tv di Lost è terreno di avanguardia o retroguardia?

Le serie americane targate Abc sembrano da ormai molto tempo terreno di avanguardia. L'Europa, che vive di luce riflessa, fatta eccezione solo per la britannica Bbc, guarda ammirata... e ritrasmette!
Fin da quando negli anni '70/'80 Starsky & Hutch e le Charlie's Angels animavano le infuocate strade americane, conseguendo solidi ascolti e ricchi incassi, la serialità televisiva targata USA l'ha fatta da ammiraglia. Addirittura dagli anni '90 con Twin Peaks dell'irregolare Lynch e di Frost sembrava aver derubato alla Settima Arte qualche spicchio di sperimentazione. “Seminale” diventerà l'aggettivo preferito da critici e osservatori di queste Serie Tv.
Ed ancora: Mad Men (Amc) e i Sopranos (Hbo) più o meno recentemente hanno fatto gridare al capolavoro; vincere un Golden Globe pare quasi più prestigioso e significativo che imbracciare e alzare l'altra dorata statuetta.
Ora, lungi da me il darvi in pillole una cronistoria di tali fortunati telefilm (ne sarei compiaciuto, ma non ne ho, me tapino, la necessaria conoscenza e nemmeno la competenza), però non possiamo non notare come Lost abbia omaggiato (gli epiteti di Sawyer docent) e attinto proprio da questo filone televisivo, dal quale in fondo il “racconto oceanico” è nato.
La profondità della scrittura (rifarsi a Dickens, a Steinbeck e a tanti altri autori anglosassoni), l'intrattenere con intelligenza, il riversare scenari da tutto il mondo, multietnici e multilingue, il toccare corde esistenziali (l'identità del padre, tema cruciale di tutta la letteratura e il cinema americano, da Tom Sawyer a Star Wars, tanto per citare due riferimenti “casuali”), il giocare con lo spazio e il tempo (le vite parallele e alternative) si mescolavano per alcune settimane all'anno sulla Abc (anche a livello delle sole sovra-impressioni tv) alle altre Serie sorelle.
Come non ricordare una serie di spot di lancio in apertura di stagione televisiva, nei quali i personaggi delle principali saghe dialogavano tra loro, sfidandosi addirittura a calcio balilla?
Una cornucopia di serialità che secondo alcuni studiosi di cinema avrebbe addirittura fatto gridare Aldo Grasso (che giustamente ci ricorda che noi abbiamo i Telegatti come massima onorificenza) alla Madonna.
Ora mi chiedo, lanciando l'osso ai fidati mastini di questo blog, se la serialità televisiva possa essere, a qualsivoglia latitudine, ancora terreno di avanguardia.
Se era giusto vedere nelle scene girate nei boschi di Twin Peaks con la sola luce di una pila e la camera a mano uno spunto in nuce per “The Blair Witch Project”, è giusto vedere in alcune scene dell'ultimo Hereafter di Eastwood la rete di relazioni e di contatti con l'aldilà sublimata da Lost?
Ed infine, quali limiti alla sperimentazione nella scrittura televisiva impone il fattore economico dei costi/ricavi di produzione, unito oltretutto, sull'altro fronte (leggi sciopero degli sceneggiatori), a rivendicazioni sindacali che volenti o nolenti hanno avuto il loro influsso sulla strutturazione delle ultime stagioni di Lost?
La nostra è già una battaglia di retroguardia, che tende a difendere la nostra Serie preferita e a metterla su un piedistallo, quando forse è almeno da vent'anni che la tv americana in genere apre in continuazione nuove strade?
(Ringrazio il prof. Alessandro Tedeschi Turco che in un suo recente intervento, del quale ero attento spettatore, mi ha dato modo di trarre e rielaborare questi spunti giocati tra cinema e tv made in USA)
lunedì 24 gennaio 2011
Quando il Dr. Christian Shephard diventa l'interesse amoroso di Nora Walker
John Terry, almeno per la sottoscritta, è e sarà per sempre il Dr. Christian Shephard. Ritrovarmelo ad amoreggiare con Nora Walker, la matriarca di Brothers & Sisters, è stato un colpo al cuore!
Il nostro Dr. Shepherd è diventato il Dr. (!!!) Karl West.
Il carico da 11 deve però ancora arrivare! Nella puntata dedicata al Natale, Nora Walker si ritrova a vivere un what if scenario. In un alternate-universe onirico Nora ha accanto a sè una persona che l'aiuta a prendere coscienza della situazione. Guess who? Sì, proprio lui, il Dr. Shephard travestito da Dr. Karl West!!!
E per finire cosa può accadere dopo aver vissuto un what if scenario? Una bella reunion dove tutti possano abbracciarsi, felici del fatto di essersi ritrovati!!! Le cose della vita, belle o brutte che fossero, così dovevano andare!!! Ciò che conta è andare avanti. Insieme, uniti. Perché, dopotutto (e dopo aver ascoltato la preghiera di Hanukkah - la festa delle Luci ebraica), un nuovo inizio li aspetta!
Ed io sono arrabbiata ma non ne comprendo bene il motivo.
P.S. Nessuno è perfetto ... guardo Brothers & Sisters!!! eh eh eh
giovedì 30 dicembre 2010
WE HAVE TO GO BACK? Dialoghi paranoici con se stessi

In preda ad un delirio paranoico/semiserio sono arrivato a Natale orfano dell'Isola e delle sue storie e mi sono chiesto, sulla scia degli scorsi anni, cosa sarebbe successo se mi fossi trovato ad attendere l'ottava stagione di Lost, anzi no la settima!
A ben vedere, dopo un'apertura della botola, un aeroplano che si spezza da un Altro punto di vista, un inseguimento automobilistico, un disco che va fuori giri e l'incredibile doppio binario (what if) che fa tutto sommato ricominciare la Storia per dirci che giungerà al suo termine proprio con un volo aereo, non sento il bisogno di arrovellarmi a ricercare le risposte che prima scherzosamente ho cercato, in minima parte, di richiamare.
Non sento nemmeno più il bisogno di capire se Lost ha aperto nuove strade nella scrittura televisiva o se ha lasciato il segno in altre opere e fatto scuola.

Sento però la mancanza che si prova quando hai seguito con ammirazione e devozione tutte le puntate, sapendo che non saranno come quando le hai viste la prima volta; la mancanza che si prova quando non puoi più vedere un nuovo film di Hitchcock o leggere una nuova storia di Conan Doyle; la mancanza che si prova quando le cose passano, ma hai la speranza che la forza evocativa dell'Isola e dei suoi molti abitanti (dai nomi altrettanto evocativi) devono avere lasciato accesa una fiammella, una (scia di) luce che non sia solo quella legata ai gadget natalizi. Se non candidati, erano/eravamo quantomeno tutti dei prescelti.
We have to go back?
martedì 2 novembre 2010
Mito e realtà
“this text will not confirm nor deny your theories about the show. It will provide clarity, and it’s a great reference guide, but what it does NOT provide are answers to the great unknown. It was incredibly important to us to maintain the purposeful interpretive quality of the show, and although it is frustrating at times to puzzle things out for yourself, the show was called LOST for a reason”.
Ed è normale che sia così: probabilmente spiegazioni troppo puntuali avrebbero scontentato ancora più spettatori di quanti sono quelli rimasti delusi dal finale metafisico (consolatorio e pseudo-religioso, direbbero costoro), e di questo hanno mostrato chiara consapevolezza gli Autori, lanciandoci un ulteriore messaggio in questo senso con The New Man in Charge (l'appendice ironicamente didascalica con protagonisti Hurley & Ben uscita solo su dvd nel cofanetto della 6a stagione). A più forte ragione, risulterebbe insultante per la funzione stessa dello spettatore una spiegazione extra-testuale da ricercarsi su un volume posteriore alla conclusione della serie. Sicché, la Lost Encyclopedia è quello che promette, né più né meno: un compendio enciclopedico di luoghi, fatti e personaggi che sono stati visti nella serie - peraltro in una confezione da collezionisti che risulta oggetto irresistibile del desiderio per l'appassionato.
La cosa più vicina è un prontuario di mitologia: per certi versi, ricorda a chi scrive, a parte la veste grafica, quella Mitologia classica del Ramorino (edita da Hoepli) che alcuni di noi hanno consultato in gioventù. E questo paragone ci riporta ad uno dei temi più caldi della disputa sulle spoglie di Lost: si è trattato di un vero mito? Abbiamo davvero assistito alla manifestazione televisiva di una narrazione mitologica?
Possiamo misurare la natura mitologica di Lost muovendoci lungo tre coordinate di riferimento, quella della comunità, quella del contenuto e quella della struttura. Lost è un mito perché fonda una comunità - e poco importa che essa sia prevalentemente virtuale e internazionale: ha i suoi riti, ha il suo codice di appartenenza (il suo ethos, se vogliamo) - e da questa comunità è alimentato, attraverso le interpretazioni, gli approfondimenti, le stesse idee nate tra gli spettatori che sono state cooptate nella narrazione (pontifex di questa comunicazione è il buon Hurley). Ma Lost è un mito anche per il contenuto della sua narrazione, che è il racconto delle origini ed anche delle cose ultime: l'aver proiettato il senso dell'Isola in illo tempore, con gli atti di quelli che Eliade chiama esseri soprannaturali, e il senso dei personaggi in un futuro escatologico (uno stato ulteriore dell'essere, non già un mero aldilà più o meno paradisiaco) conferma l'idea che Lost abbia voluto fin dall'inizio parlarci di temi universali, che trascendono - ma elevano a esemplari - le vicende dei personaggi. Infine Lost è un mito per la sua struttura, che è aperta ad ogni possibile ri-narrazione (chi scrive ha sostenuto altrove che si possa trattare del primo serial open source, dal momento che adesso il suo codice sorgente è stato rilasciato ed è personalizzabile da chiunque) e ad ogni completamento, visto che le sue estremità cronologiche si perdono nella notte dei tempi da una parte e in un futuro atemporale dall'altra.
martedì 21 settembre 2010
The Event può essere l’erede di LOST?
Un aereo che parte e che viene obnubilato da quello che sembrerebbe un campo EM. Salti temporali nel sistema narrativo. L’ipotesi del complotto. Gli Altri. Un evento che pur riguardando un ristretto numero di persone sembra rimandare alle sorti dell’intera umanità. C’è chi sa - o sembra di sapere - e altri che non sanno - o sembra che non sappiano. La storia dei personaggi che s’intreccia nel presente e nel passato secondo la struttura del FB. Il telespettatore è chiamato all’evento e a parteciparne, secondo la logica, come scrisse F., del web 2.0. Per ora siamo tutti sullo stesso piano.
Può essere effettivamente inteso LOST come testo “canonico”, nel senso di imprescindibile, da un punto di vista mentale, per il cinema e la fiction, come si diceva una volta, d’avanguardia?
The Event può essere l’erede di LOST?
venerdì 3 settembre 2010
L'importante è finire...
Il regista aveva deciso di lasciare. I suoi attori, all'apertura della nuova stagione, sarebbero stati diretti da altri. Quella sera sarebbe stata la più importante. Non contava più come fosse iniziata la storia, come si fosse arrivati sin lì, quali successi fossero stati raggiunti prima... quella sera veniva messa la parola fine. Il cerchio stava per chiudersi. Il cerchio doveva essere chiuso in modo spettacolare. Ed è finita in modo spettacolare.
Quella sera, anche gli acerrimi detrattori di quella serie (quindi anche la sottoscritta, eh eh) hanno compreso la spettacolarità di quel finale.
Se, al contrario, quel finale non fosse stato così spettacolare... beh, oggi, quel regista, nonostante la bravura dimostrata, verrebbe ricordato - non solo dai fan di quella serie - esclusivamente per aver bucato l'episodio finale, quello più importante.
Questo è capitato a Lost. E le ulteriori prove sono le recenti assegnazioni dei premi Emmy.
Un'amara sconfitta. Lost lost. Lost ha perso.
Aveva ricevuto, agli inizi di Luglio, ben 13 nominations.
Anche Fox (dal mio punto di vista, in modo immeritato) aveva portato a casa una nomination.
Il Gatto e la Volpe gareggiavano (oltre che in altre categorie) soprattutto in quella riguardante la miglior sceneggiatura.
C'era Giacchino (a Febbraio si era portato a casa un Oscar!) e gareggiava anche la Mitchell, la tanto amata e compianta Juliet... invece...
La (sesta) serie, l'episodio conclusivo, il Gatto e la Volpe, Giacchino, Jack insieme a Locke, Ben e Juliet... non ce l'hanno fatta. Forse i malumori scaturiti da "The End" hanno giocato un ruolo fondamentale nelle decisioni prese da chi doveva votare.
Questa sesta stagione, questo finale che tanto ha amareggiato migliaia di fan... sono tornati indietro come un boomerang... che ha colpito coloro che lo avevano lanciato.