venerdì 1 maggio 2009

É parte do plano, meu amigo, é tudo parte do plano

All'indomani del finale di Through the looking glass, quando in molti cercavano ovunque flashforward nascosti nelle stagioni precedenti, qualcuno di noi azzardò che la scena conclusiva di Live together die alone, quella con i portoghesi che chiamano Penelope Widmore per annunciare I think we found it, potesse essere il primo, vero ff a cui avessimo inconsapevolmente assistito. La cosa fu ipotizzata senza tema di smentite, attesa l'imperscrutabilità di quel finale, ancor oggi avvolto nel mistero più fitto. L'anno dopo, notata la simmetria tra i finali della terza e della quarta stagione (con There's no place like home che riprendeva il medesimo flashforward, per completarlo e inquadrarlo nel contesto dell'esperienza off-island degli O6), qualcun altro rincarò la dose scommettendo che il finale della quinta stagione, che non dista - per chi scrive oggi - più di tre settimane, avrebbe ripreso, per analoga simmetria, la scena dei portoghesi, per contestualizzare questo flash (back? forward?) finalmente nella cornice di quanto avremmo appreso nel frattempo. Ci si spingeva addirittura a lanciare l'ipotesi che anche il finale della sesta e ultima stagione si sarebbe attenuto a questa modalità simmetrica, riprendendo il flashback finale di Exodus. Ovviamente qui cascava l'asino, in quanto le scene finali della prima stagione - a parte la botola e la zattera - riguardano l'imbarco dei passeggeri sul volo Oceanic 815 - qualcosa che non ha bisogno di inquadramenti e contestualizzazioni, qualcosa su cui pensiamo di sapere tutto, o quasi. Fino a ieri.
The variable è un episodio decisivo non tanto per le agnizioni più o meno previste tra Daniel Faraday, Eloise Hawking e Charles Widmore, non solo per aver chiarito qualche scena che attendeva collocazione (Daniel nel cantiere dell'Orchidea, oppure in lacrime davanti al notiziario del ritrovamento del finto relitto dell'815), quanto e soprattutto per lo scambio di battute tra Faraday stesso e Jack, in cui viene ipotizzato cosa succederebbe se la Stazione Cigno non venisse mai costruita, cosa che Faraday vorrebbe riuscire ad ottenere quello stesso pomeriggio: If I can, then that hatch will never be built, and your plane... your plane will land, just like it's supposed to, in Los Angeles.
La frase assume i contorni della rivelazione mitologica, se solo pensiamo a quello che sta per avvenire, qualcosa che ha sempre di più l'aspetto di una guerra tra le forze del destino e del libero arbitrio - da qualcuno di noi, ça va sans dire, intravista già un anno fa. Poco importa che il dubbio programma di Faraday venga impietosamente interrotto, come è sempre stato, da sua madre: la battaglia sta per iniziare e si svolgerà su più piani temporali, almeno i due (thirty years earlier/after) sui quali ci siamo abituati a seguire le vicende di questa stagione. Due piani che siamo sempre più convinti dovranno comunicare direttamente fra loro, come nel filmato del Dottor Pierre Chang (o come nel racconto Il mercante e il portale dell'alchimista, premio Nebula e Hugo 2008, pubblicato su Robot n. 55, il cui autore porta un nome che pare conferma indiretta della teoria, Ted Chiang). 
Un ruolo importante - probabilmente il vero ruolo di variabile, checché ne pensi il povero Daniel - lo giocherà Desmond, a cambiare qualcosa tra il 1977 e il 2007, che renda incerte le sorti della disputa. E che renda le scene dell'imbarco dei nostri sul volo Oceanic 815 un finale aperto per l'intera serie. Qui vogliamo arrivare: gli autori sostengono da sempre (lo hanno fatto anche in un recente podcast) che sanno già quale sarà la scena finale di Lost, sebbene non abbiano già sceneggiato l'episodio finale. Ora, se a questo aggiungiamo la nozione - risaputa - che il titolo originale della serie doveva essere The Circle, e se diamo per scontato che una scena finale coincidente con l'apertura dell'occhio di Jack sarebbe troppo banale, ci resta un'ipotesi quantomai lineare: l'ultima scena di Lost sarà quella dell'imbarco dei passeggeri del volo Oceanic 815, ma con lo spettatore che non sa se siano destinati a schiantarsi sull'Isola o ad atterrare serenamente a Los Angeles. Tutto ciò, in virtù degli avvenimenti della sesta stagione, che opereranno presumibilmente cambiamenti nel passato, ma senza che vi sia la certezza della vittoria dell'una o dell'altra parte - incertezza che si ripercuote logicamente sul destino del volo 815.
Perché affrettarsi a postare questa teoria, in luogo di un'analisi dell'episodio? Perché cedere ancora alla tentazione della speculazione estrema? Non è per poter dire, poi, c'eravamo arrivati prima noi! Non è per evitare plagi, attribuendo una data certa alle proprie idee. E' perché queste idee, che raramente sono esclusivamente personali e più spesso comunitarie, nella loro ricchezza e profondità, nel brivido che danno a enunciarle e discuterle e commentarle, quale che si riveli la loro fondatezza, possano non andare del tutto perdute nel tempo, come lacrime nella pioggia.

martedì 28 aprile 2009

Here we go

La frase sconsolata di Juliet, che riecheggia analoghe espressioni (ad esempio di Kate, ma anche il titolo del primo post di questo blog), dà il senso di imminente catastrofe che si sprigiona da questo episodio, dal titolo che più geek non si può (sarà da vedere come tradurranno in Italia Some like it Hoth), la cui aura leggera - in quanto dominata dal duo Hurley-Miles - non deve trarre in inganno. Siamo sull'orlo del precipizio e le pedine della guerra più volte preannunciata stanno pian piano disponendosi sulla scacchiera, pronte a darsi battaglia. 
Avevamo invocato il ritorno di Faraday ed eccoci serviti: dal sottomarino proveniente da Ann Arbor ecco sbucare colui che da forse tre anni si è allontanato dall'Isola per attività di tipo scientifico, che riportano nuovamente il focus della nostra attenzione sulle caratteristiche fisiche di quel luogo, che è probabilmente tanto il premio quanto la scacchiera della partita metafisica che si sta segretamente disputando. Adesso manca solo Desmond, il jolly di questa partita, verosimilmente la variabile che dà il titolo al prossimo episodio, il centesimo della serie.
E' una partita che si svolge su più piani temporali, piani tra i quali solo ora paiono intravvedersi i nessi: il primo, e più evidente, è il filmato che era stato proiettato l'estate scorsa al Comic Con di San Diego, con protagonista il Dottor Pierre Chang, e che fino ad ora pareva avere poco senso, se non quello di un divertissement di sfondo alla campagna di reclutamento della ricostituita Dharma Initiative, apparente ennesimo gioco metanarrativo tra una stagione e l'altra.
 

E invece, l'apparizione, nel 2007, di Bram - colui che fa da spalla a Ilana tra i 316ers e che dunque sa cosa giace all'ombra della statua - ci segnala abbastanza chiaramente che una delle fazioni in gioco è proprio la ricostituita Dharma Initiative, che dunque ha trovato il modo di arrivare sull'Isola. Si dovrebbe trattare di una fazione ostile a quella di Widmore, ma il legame con Ben o con Eloise Hawking è tutto da scoprire.
Come è tutto da scoprire il legame tra il circle of trust della Dharma e gli Altri, legame (accordo? alleanza segreta? non certo solo tregua) che consente a Horace, Radzinsky e soci di costruire la Stazione Cigno addirittura in territorio Ostile.  Ricordiamoci che, al termine del countdown della Stazione, appaiono sul display dei geroglifici, che finora siamo stati abituati ad associare agli Altri, non alla Dharma: la Stazione persegue un obiettivo comune?
L'altro nesso tra i due capi del trentennio 1977-2007 sull'Isola sono ovviamente Locke e Ben (nonché Sun), che dovranno poter comunicare nella direzione simmetrica rispetto a quella del Dr. Chang. Ci sono informazioni che dal futuro è necessario che arrivino al passato (almeno, ripetiamo, quella della necessità di costruire una pista di atterraggio sull'Hydra Island) perché ciò che è accaduto sia effettivamente accaduto: non basta che i Losties ospiti di Dharmaville siano ripristinati nel futuro per stabilizzare la timeline. Soprattutto, non è affatto detto che la guerra, quella partita che abbiamo chiamato proxy war, si disputi nel 2007, o comunque all'epoca del crash dell'Ajira 316, che potrebbe benissimo essere avvenuto in un'epoca ancora posteriore.
Infine, un sassolino che gli autori dovranno togliersi dalla scarpa entro pochi episodi: la primissima scena della quinta stagione mostra un Miles piccolino e un Faraday in incognito nel cantiere dell'Orchidea: logica vorrebbe che la scena fosse successiva al ritorno di Daniel con il sottomarino (se n'è andato da tempo - anni - dall'Isola, e al suo ritorno Miles ha solo tre mesi), ma allora perché si finge un operaio in presenza di Chang, se è stato accolto da lui con tutti gli onori poco prima?

mercoledì 15 aprile 2009

Smokey rings*

* Avrei preferito intitolare il post Smokey gets in your eyes, ma l'edizione online di Time mi ha battuto sul tempo. Di una settimana, in realtà. P.

Nonostante il fatto che ogni nuova puntata di Lost ci dia informazioni abbastanza precise sulla storia dell'Isola e sulla mitologia che fa da sfondo allo show, i misteri non cessano di accumularsi. Non si tratta più di misteri sui fatti, bensì sui criteri secondo i quali questi fatti avvengono. Abbiamo già visto come non sia affatto chiaro il perché alcuni passeggeri dell'Ajira 316 siano saltati, a seguito del flash che li ha investiti in volo, mentre altri (in particolare Sun, a tutti gli effetti una degli O6) siano atterrati e si aggirino in un'Isola sicuramente appartenente al futuro - se non altro rispetto al giro di ruota di Ben (il Risiko sul tavolo parla chiaro). Ora il dubbio ci assale - non tanto sulla funzione - quanto sulle ragioni del Fumo Nero, che condannò senza pietà alcuna Mister Eko, mostrandosi sotto le spoglie di suo fratello Yemi, mentre risparmia Ben, agli occhi del senso comune ben più colpevole del nigeriano, presentandosi con l'aspetto di Alex. Anche qui, probabilmente il criterio secondo cui Ben ha fatto tutto per il bene dell'Isola e dunque merita la salvezza è insufficiente, se non del tutto fuorviante. Ancora una volta, se usiamo il metro della dialettica Destino/Libero Arbitrio possiamo provare a capirci qualcosa in più: Mister Eko è fin da subito fideisticamente un uomo del destino, di fatto abbandonandosi - e cercando a più riprese di fare in modo che Locke si abbandoni - a ciò che era supposed to happen. Anche sull'Isola lascia che le cose accadano. Ma se l'Isola volesse invece un atteggiamento attivo da parte di chi la popola? Un atteggiamento come quello di Ben, che non uccide la Rousseau, ma soprattutto non uccide Alex, quando invece erano destinate a morire? Un Ben che paradossalmente sfida ancora il destino, credendo così di salvare nuovamente Alex, questa volta dal proiettile di Keamy. Se l'Isola - di cui Alpert parla, all'epoca della guarigione di Ben, come se fosse indistinguibile da Jacob - volesse che i suoi sfidino il destino, invece di abbracciarlo? Dopo tutto, la terra della seconda possibilità, il regno del possibile, il dominio del libero arbitrio questo vorrebbe: né uomini di scienza né uomini di fede, ma persone che scelgono. Anche Juliet e Kate lo hanno incontrato, il Fumo Nero: sono state scansionate e risparmiate. Perché? Solo perché sono essenziali, nel loro futuro, al passato dell'Isola, oppure - più profondamente - perché sono donne libere, che sceglieranno di salvare Ben bambino, nonostante il destino che lo riguarda e che loro già conoscono?
Tutto ciò, dando per scontato - come siamo stati abituati a fare - che l'Isola abbia una volontà propria, di cui il Fumo Nero è manifestazione. E trascurando il ruolo di Jacob, chiunque o qualunque cosa sia, e il suo nesso con l'Isola e con il Fumo, che parrebbe parlare da pari a pari con Anubi fin dalla notte dei tempi.
A proposito di Egitto, qualcuno ha osservato come la prima volta che abbiamo visto dei geroglifici sia stata quando il countdown della Stazione Cigno raggiunse lo zero nella puntata Lockdown. Ma il counter non è un manufatto della Dharma Initiative? I geroglifici non sono invece qualcosa di preesistente alla Dharma, di cui gli Altri sono i custodi? Perché questa commistione: nel tempo che intercorse tra l'Incidente (fine anni 70) e la Purge (1992), c'è stata qualche forma di collaborazione - clandestina o alla luce del Sole - tra gli Altri e la Dharma? Che c'entrino qualcosa i nostri Losties?
Vale ancora la pena di osservare come l'attenzione si sia spostata, anche tra i fans, dal come certe cose avvengano al perché avvengano in un certo modo piuttosto che in un altro. Questo non deve però farci perdere di vista il fatto che determinati fenomeni (gli skip, il giro di ruota, lo sfasamento temporale on/off-island) hanno un come, eccome se ce l'hanno, e che possiamo ancora cercare di capirlo e augurarci che ci venga spiegato adeguatamente. Faraday, dove sei?

mercoledì 8 aprile 2009

Medice, cura te ipsum

E' proprio quando lo spettatore comincia a pensare che Lost stia diventando prevedibile, che Lost dimostra che è lo spettatore ad essere prevedibile. Prendete la scena tra Hurley e Miles: è stata scritta ben prima che andasse in onda anche solo il primo episodio di questa quinta stagione, eppure rappresenta perfettamente il dialogo tipico tra due appassionati di Lost alle prese con l'intricata matassa dei viaggi nel tempo. 
Da sempre Hurley è il portavoce dei fans: accoppiato al buon Miles dà l'ennesima prova della profonda conoscenza che dei propri polli (leggi: noialtri) hanno Damon Lindelof e Carlton Cuse, che in tempi non sospetti hanno descritto con precisione la dialettica che si sarebbe instaurata tra gli appassionati allorché si fossero confrontati con lo spostamento dell'azione dei protagonisti a trent'anni prima. E anche nel podcast successivo alla puntata, hanno ammesso - senza un riserbo verso le proprie fonti che ormai sarebbe inutile - di aver scelto un approccio alla Terminator o a La jetée (cortometraggio ispiratore de L'esercito delle 12 scimmie), preferendolo a quello di Ritorno al futuro. Un approccio, come già da tempo avevamo intuito, che non introduce paradossi, ma semmai petizioni di principio. Infatti, Sayid è causa del proprio male: è il suo sparo a trasformare Ben, in ultima analisi, in colui che gli avrebbe reso la vita un inferno. Jack stesso è causa del proprio male: il suo non-interventismo fa portare Ben dagli Altri. Kate - al centro di un episodio che finalmente fa amare il suo personaggio - che materialmente lo consegna agli Altri per perdere la sua innocenza, e diventare - ancora - la nemesi sua e degli altri Losties. Tutto ciò è sempre accaduto, né sarebbe potuto andare diversamente. 
Cosa significa l'accenno di Alpert al fatto che Ben non ricorderà nulla? Sarebbe limitativo considerarlo un escamotage per risolvere il dubbio di Miles (perché Ben non ha riconosciuto Sayid, quando lo cattura insieme alla Rousseau?), anche perché basterebbe ipotizzare che Ben abbia solo finto di non riconoscerlo. L'oblìo e la perdita dell'innocenza di cui parla Alpert sono qualcosa di più oscuro e profondo: quello che Ben dimenticherà sarà forse solo il gesto di Kate e Sawyer, magari lo sparo di Sayid, ma tutto il resto è ovvio che non possa essere resettato. Ciò che gli accadrà nel Tempio è la stessa cosa che accade alla squadra della Rousseau, i cui membri non certo dimenticano Danielle, ma prendono a comportarsi in maniera diversa. Ma il Tempio rende schiavi o finalmente liberi? E' la perdita dell'innocenza di Adamo ed Eva, di cui si sta parlando? Quella perdita dell'innocenza che corrisponde al dono del libero arbitrio? Essere uno degli Altri per sempre significa passare al servizio del Libero Arbitrio, liberandosi dalla schiavitù del tempo e dello spazio?
La questione si lega al mistero sull'organizzazione interna degli Altri, i quali - nel 1977 della Dharma - parrebbero guidati da Widmore e dalla Hawking (ammesso che Charles e Ellie siano proprio loro). Alpert però - che da sempre ha l'aria di svolgere una funzione di staff e non di line - sostiene di non rispondere a quei due: di chi è il consulente, allora? Di Jacob? E la sua funzione consulenziale a che livello si svolge? Si direbbe sacerdotale, come l'associazione di idee Richard Alpert - Ram Dass - Servo di Dio - Melchisedec potrebbe avvalorare.
Resta infine il problema del ricongiungimento tra le due vicende on-island, quella del 1977 e del (presunto) 2007, che paiono già essere sottilmente collegate: l'impressione, a livello di intreccio, è che Ben perda i sensi colpito da Sun quando viene colpito dal proiettile di Sayid, e che si riprenda - sotto lo sguardo di Locke - quando Alpert lo introduce nel Tempio. In che modo Ben farà sapere al sé stesso di trent'anni prima che ci sarà da costruire una pista sull'Hydra Island per consentire l'atterraggio di fortuna del volo Ajira 316?

lunedì 30 marzo 2009

The timelines they are a-changin'

Con il più classico dei cliffhanger, Lost ci lascia, al termine della decima puntata della quinta stagione, He's our you, con il dubbio se davvero quel che Faraday sostiene - e che dà il titolo al prossimo episodio, Whatever happened, happened - sia sempre verificato o non sia piuttosto da considerare una pia illusione.
Le auree regole della televisione, in particolare quella americana - secondo cui anche il più apparentemente morto dei protagonisti in realtà non è spacciato - ci fanno propendere per la sopravvivenza del giovane Ben al colpo a tradimento del sempre più disorientato Sayid. Non ultimi, rafforzano questa impressione gli stessi autori dello show, i quali hanno attentamente usato, per tutto il podcast ufficiale seguito all'episodio, il verbo to shoot invece di to kill, lasciando anche intendere che Sayid abbia scritto accuratamente il passato di Ben, che sarebbe diventato quello che conosciamo come uno spietato e spregiudicato manipolatore proprio a causa dello sparo dell'iracheno. Sono in molti poi a sostenere che a prendersi cura del ferito sarà l'amorevole Juliet, della quale l'adolescente si innamorerà perdutamente - e inevitabilmente - e che quindi vorrà anni dopo sull'Isola perché le ricorda... lei stessa (e non la madre, come in molti - schiavi dell'edipically correct - avevano supposto, all'accenno da parte di Harper Stanhope). Ma qui entriamo nel territorio - che sappiamo minato - delle speculazioni gratuite.
Atteniamoci ai fatti, secondo l'approccio che abbiamo sposato finora. Se Ben morisse davvero, che cosa potrebbe significare? Sicuramente non una sparizione istantanea del Ben adulto dall'accampamento dei 316ers, che non si ricorderebbero più di quel passeggero malconcio, venendo la loro storia riscritta senza di lui. Ma non verrebbe riscritta la sola storia di coloro i quali gli erano vicini nell'ultimo viaggio, bensì cambierebbero istantaneamente i ricordi e le vite degli ultimi trent'anni di tutti coloro - e sono tanti - che hanno avuto a che fare con Ben. Troppo Ritorno al futuro: ipotesi da scartare.
E se invece il Ben che conosciamo fosse morto a dodici anni, e dunque già morto nel momento in cui Sayid lo portò al campo, presentandocelo come Henry Gale from Minnesota? Morto tanto quanto è morto Christian Shephard, oppure John Locke, e forse anche Claire: un morto che si ostina a girare molto fisicamente per l'Isola. Anzi, qualcuno che proprio per il fatto di essere morto può vantare un diritto a diventare leader degli Altri. Guardiamo alla parabola esistenziale di Ben e di Locke: entrambi figli prematuri (incidentalmente di due Emily), entrambi sottoposti alla prova del parricidio, entrambi - forse in ragione di queste condizioni - destinati a prendere la guida degli Altri. E se la condizione ulteriore e irrinunciabile fosse quella di morire? Ben l'avrebbe assolta precocemente, e per quello forse Alpert ha creduto di riconoscere in lui il predestinato, all'epoca dello sterminio della Dharma Initiative. L'ipotesi di Ben morto-già-e-non-ancora non vìola comunque la conservazione della timeline, che - pur fondata su petizioni di principio - non viene modificata, ma scritta una volta e per sempre dai suoi protagonisti del futuro. E' sicuramente affascinante l'idea che Ben possa essere sempre stato morto, dacché abbiamo cominciato a seguirne le discutibili gesta. Troppo Sesto senso? Forse no, ma potremo esprimere un parere solo quando capiremo qualcosa in più del criterio con il quale alcuni morti tornano a circolare indisturbati per l'Isola e ad interagire con i vivi - augurandoci risposte meno evasive di quelle di Ron D. Moore a proposito di Kara Thrace (che hanno irritato non pochi fan di Battlestar Galactica).
Ultime note. Al momento del failsafe, erano lontani dalla botola Jack, Kate, Sawyer, Hurley (prigionieri degli Altri), Sun, Jin, Sayid (sulla barca in zona-piedone): che Ben si sia curato di tenerli alla larga dall'implosione proprio perché sapeva che loro sarebbero stati quelli che avrebbero scritto la sua storia? Ma allora quando il piccolo Ben conoscerà Sun? La celebre Purge avverrà quindici anni dopo gli eventi a cui stiamo assistendo - nel 1992, se ipotizziamo che l'Isola non schizzi in avanti nel frattempo. Probabilmente i nostri Losties non la vedranno in diretta, perché qualche incidente, che avverrà prima del 1980 (a giudicare da quanto afferma Pierre Chang, che improvvisamente comincerà a presentarsi con pseudonimi, nei primi filmati di orientamento che abbiamo visto durante la seconda stagione), li riporterà altrove (se non altro nel tempo), magari a ricongiungersi con Sun e i 316ers. Ma in che epoca avverrà questo ricongiungimento?

lunedì 23 marzo 2009

Nama... what?

Nel nostro tentativo di dare forma al grande puzzle che è Lost, con l'ultima puntata, Namaste, troviamo i due pezzi che mancavano alla parte che riguarda gli O6: uno, Sayid, dove ce l'aspettavamo, ossia nei pressi della Flame Station del 1977 (o comunque di quello che off-island è il 1977); l'altro, Sun, dove (cioè quando) non pensavamo di trovarla. Al di là delle didascalie Thirty years later - che ormai rischiano di confondere più di quanto non chiariscano - Sun è atterrata sull'Hydra Island con Lapidus, Ben e Locke, e come loro non è stata affetta dallo spostamento temporale che invece ha colpito (nel flash che anche gli altri passeggeri hanno percepito) gli altri quattro degli O6. 
Prima di passare a chiederci che epoca sia per lei e i 316ers, chiediamoci perché lei - unica tra gli O6 - non fosse destinata all'epoca Dharma. Invocare una clausola di protezione temporale - per cui l'Isola vorrebbe evitare la presenza contemporanea di due Sun su di sé - implicherebbe che lei lì ci sia già stata. In che forma? In quanto piccola figlia Other di un Paik attivo tra gli Ostili a quell'epoca - ma gli Altri parrebbero aver sempre avuto problemi a dare alla luce dei bambini - oppure figlia del dottor Chang - ma allora sarebbe addirittura più giovane di Charlotte (non che Ethan se li porti bene, i suoi anni...)? Difficile sposare, almeno oggi, uno di questi scenari.  Eppure qualche senso questa disparità di trattamento deve avercelo, e non ce la caveremo col dire - come ormai è di moda con Desmond - che lei è speciale...  L'Isola - questa entità che ormai assomiglia più all'Autore che non a un Personaggio - ha una missione da far compiere a Sun, qualcosa che connetta il passato, in cui si ritrovano suo marito e gli altri ex-compagni di sventura, al presente di un'Isola che appare popolata di fantasmi e mostri e sempre più svuotata di esseri umani. Sun sarà l'ennesimo deus ex machina che l'Isola-gattopardo userà per cambiare tutto affinché nulla cambi? Un nuovo giro di ruota, forse. 
Ma poi, qual è questo presente? Se fino a qualche puntata fa si poteva supporre che l'Ajira 316 fosse atterrato nello stesso giorno in cui era partito - e dunque in qualche data tra la fine del 2007 e l'inizio del 2008 - dopo aver visto il repentino passaggio dalla notte al dì durante la fatale turbolenza, e aver udito per un attimo i numeri alla radio di bordo, ebbene, non possiamo più supporre alcunché. Che futuro è quello in cui i locali dell'accoglienza reclute presso il molo sono distrutti, il Fumo Nero si aggira indisturbato, Christian Shephard mostra foto alla Shining e una donna bionda (Claire?) si intravede nell'oscurità? Quanto tempo è passato dal giro di ruota di Ben? C'è già stata la guerra preannunciata da Widmore a Locke? Lo capiremo meglio se e quando vedremo qualche Other interagire con Sun e i suoi coevi. 
Intanto rimane il mistero di Christian, vivo e morto allo stesso tempo - oppure mai morto davvero: il mistero è lo stesso della apparente resurrezione di Locke, ed è qualcosa che riguarda la fisica quantistica, non certo le guarigioni miracolose. Una fisica quantistica che per una licenza poetica viene presa alla lettera, parlando di una scatola chiusa dove un gatto è contemporaneamente vivo e morto. L'osservatore, nell'esperimento/paradosso di Schrödinger, determina lo stato di vita o di morte del gatto, stato che è indeterminato (una mescolanza dei due, in realtà) finché questo osservatore non apre la scatola. Se Christian è il gatto, chi è allora l'osservatore?

domenica 15 marzo 2009

Jump like an egyptian

La linearità della narrazione pareva essere diventata merce rara, in Lost, e qualcuno cominciava a sentire la mancanza di un episodio davvero character-driven. Puntuali come solo gli autori di Lost sanno essere, ecco che ci servono allora una puntata che può aspirare ad essere tra le migliori di tutta la serie, oltre che agevolmente tra le migliori della quinta stagione finora, per lo sviluppo e la credibilità della relazione tra personaggi. 
LaFleur è però anche un limpido esempio di come si possa esser chiari e facilitare la comprensione di quanto sta accadendo a livello di timeline e di skip temporali, senza bisogno di infodump un po' spiazzanti come quello della signora Hawking. E' bastato infatti far dire ai nostri skippers che l'ultimo flash era qualcosa di diverso dai precedenti, per confermarci nell'ipotesi - formulata un po' di tempo fa - secondo cui skip e giri di ruota sono fenomeni distinti. 
Il giro di ruota di Locke, effettuato in un'epoca remota in cui la statua dal piede a quattro dita era ancora intera e rappresentava qualche divinità egizia (un'epoca dunque in cui l'eyeliner andava di moda... singolare che Richard Alpert non sia inquadrato preferibilmente di profilo), ha avuto due effetti:
- scagliare Locke nella Tunisia del 2008;
- spostare - per l'ultima volta - i vari Sawyer, Juliet, Daniel, Miles (ma non il cadavere di Charlotte) in quello che gli abitanti di Dharmaville ritengono essere il 1974.
E' lecito supporre che lo stesso giro di ruota abbia spostato l'isola, analogamente a quanto fatto dal giro di ruota di Ben? La cosa è plausibile, ma il quando (e dove, se non vogliamo escludere spostamenti anche nello spazio) l'isola sia stata spostata è un problema per future speculazioni, in quanto è qualcosa sicuramente di scollegato da ciò che avviene ai Losties, a Locke e agli O6.
Gli O6 (in realtà intendendo con questa sigla ancora solo Jack, Kate e Hurley) sono apparsi sull'Isola in quello che - secondo la cronologia on-island della Dharma Initiative - è il 1977, ma per effetto - vale la pena ripeterlo ancora una volta - di un flash diverso da quelli corrispondenti agli skip a cui abbiamo assistito, poiché:
- gli altri passeggeri del volo 316 lo hanno percepito;
- non ci risulta alcun giro di ruota o skip nel momento del nuovo crash.
E' proprio vera quest'ultima affermazione? No, se ipotizziamo che quel flash corrisponda alla riapparizione dell'Isola dopo il giro di ruota di Ben. Se Ben ha spostato l'Isola nel futuro, per esempio di tre anni, questa potrebbe essere riapparsa con lo stesso flash che abbiamo visto alla fine della quarta stagione, ma senza i nostri Losties, in quanto già partiti per i loro skip. Chi resta sull'Isola per assistere a questo nuovo crash? Gli Altri, naturalmente, che hanno visto scomparire Locke davanti ai loro occhi, appena tornato dall'Orchidea, e se lo vedono atterrare col volo 316 sull'Hydra Island. Vivo. Per loro, il nuovo leader non è mai morto, non c'è discontinuità - né temporale né di esistenza in vita - tra il Locke vivo che accolgono e il Locke vivo che torna. Paradossalmente, non c'è discontinuità nemmeno per il Ben che gira la ruota e il Ben che atterra in fin di vita: per gli Altri on-island, gli eventi di tre anni off-island sono istantanei.
Ripetiamo: solo nell'ipotesi che il flash che si vede dal volo 316 (e che spedisce nel 1977 Dharma gli O6 per motivi che ancora rimangono difficili da spiegare) sia il segnale di riapparizione dell'isola dopo il giro di ruota di Ben. Ma è un'ipotesi sufficientemente economica che può essere azzardata, in questo momento della vicenda.
Se immaginiamo che i giri di ruota (almeno quelli effettuati in senso orario) spostino l'Isola sempre nel futuro, saltando a piè pari interi periodi di tempo off-island, dobbiamo concludere che il tempo che vive un abitante dell'Isola può coprire periodi anche molto lunghi di tempo off-island, scavalcati ad ogni giro di ruota. E' per questo che è necessario essere prudenti quando si danno delle date, sull'Isola: per la Dharma è il 1974, quando Sawyer e compagnia arrivano, ma ha senso dire che quello è il 1974, sull'Isola? No, ha piuttosto senso dire che in quel periodo l'Isola è allineata con il 1974 off-island, ma per l'Isola - in parole povere - potrebbero essere passati molto meno di 1977 anni da quando era allineata con l'anno di nascita di Gesù Cristo. 
E' una sensazione, ma potrebbe darsi la regola che i giri di ruota avvengano quando non ci sono altro che Altri, sull'Isola: gli unici osservatori autorizzati ad assistere allo spostamento parrebbero essere i Nativi e coloro che hanno accolto, negli anni. Che la crudele Purge sia stata perpetrata ai danni della Dharma Initiative anche per eliminare testimoni scomodi a questo fenomeno prodigioso? Assisteremo quindi ad un nuovo giro di ruota tra la Purge e il crash dell'815? Questa è probabilmente un'idea fin troppo azzardata. Quel che logica vorrebbe è, comunque, che interi tratti di tempo off-island siano scavalcati dal tempo on-island ogni volta che la ruota viene girata. Intere epoche del mondo che conosciamo, per gli abitanti dell'Isola, potrebbero essere trascorse in un solo battito di ciglia. Con l'eyeliner, naturalmente.

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